LA NASCITA DEL NAZIONALISMO BASCO

1 Posted by - 19 aprile 2017 - INTERNAZIONALISMO

Dallo studio dei nazionalismi dell’Ottocento siamo stati abituati a pensare che nel continente europeo ogni nazione abbia ormai già raggiunto la propria istituzionalizzazione in Stato. Abitudine rafforzata dalla fine della storia di cui si parlò in seguito al crollo dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia, crolli che avrebbero prodotto la nascita di tanti altri Stati. Dallo studio, invece, dei movimenti della decolonizzazione del Novecento siamo portati a pensare che le lotte per l’indipendenza nazionale avvenissero al di fuori del Vecchio Continente.

C’è, però, una fiammella che anima piccole porzioni di territorio europeo: è una fiamma che in alcuni casi rischia di spegnersi o soffre le intemperie, in altri invece si ravviva e diventa più forte. Catalogna, Scozia, Corsica, Galizia, Paesi Baschi. Di questi ultimi vogliamo parlare in questa trattazione.

L’esistenza del popolo basco è sconosciuta ai più. Altri, pochi, sanno qualcosa: per la maggioranza di questi i baschi sono spagnoli, ma separatisti. Oppure alcuni conoscono l’Athletic Bilbao, la maggiore squadra di calcio. O ancora, in generale, sono conosciuti esclusivamente per l’organizzazione armata ETA.

“La rozzezza poi e la ferocia di queste genti non procede soltanto dal loro costume di vivere sempre in guerra, ma sì anche dall’avere le abitazioni in luoghi gli uni dagli altri disgiunti gran tratto di navigazione o di via: il perché non potendo senza difficoltà ritrovarsi insieme, hanno abbandonato il vivere sociale e l’umanità”.

Strabone (64 a.C.-19 d.C.), Geografia, sui Vasconi e altri popoli vicini

Chi sono i baschi e dove vivono

Cominciamo proprio dall’inizio: il popolo basco pare non avere relazione con alcun popolo vivente oggi nel continente europeo. Relazioni di discendenza-parentela a livello etnico s’intende. Quasi tutti gli studiosi sono concordi nel dire che i baschi vivessero già nella penisola iberica al tempo della diffusione delle popolazioni indo-europee.

La lingua che parlano, euskara, è un mistero: alcuni affermano che abbia minuscole percentuali di somiglianza con dialetti berberi del Marocco oppure con lingue caucasiche; recentemente è stata avanzata l’ipotesi che derivi da una lingua parlata da una popolazione dell’attuale Ciad, Africa. L’unica cosa certa, però, è che ad oggi non si sappia nulla dell’albero genealogico né dell’euskara né del popolo basco.

Euskal Herria1 è il nome con cui i baschi chiamano la loro terra. Si compone di 7 province, 4 sotto occupazione dello Stato spagnolo, 3 sotto quello francese2. La parte sotto occupazione spagnola, corrispondendo al Sud, viene chiamata Hegoalde (che è come la chiameremo d’ora in avanti), mentre quella sotto occupazione francese Iparralde3. La popolazione conta 3 milioni di persone circa, di cui la maggior parte vivono in Hegoalde, e sole poche centinaia di migliaia nel Nord. L’area metropolitana di Bilbao, da sola, arriva a contare un terzo della popolazione basca.

Un po’ di storia

Nel corso dei secoli i baschi sono stati uniti solo per brevi periodi. Uno di questi è quello del Regno di Navarra, in epoca medievale (fino al ‘500), che è stato però costantemente sottoposto ad attacchi e conquiste da parte dei regni circostanti. Uno di questi diede vita alla storica battaglia del 15 agosto 778 d. C.: stiamo parlando di ciò che è conosciuto come la disfatta della retroguardia dell’esercito di Carlo Magno nei pressi di Roncisvalle (Orreaga in basco). O meglio, di ciò che viene raccontato come opera di orde di saraceni. In realtà furono le tribù basche a tendere l’imboscata all’esercito di Carlo Magno. Perché? Perché questi aveva tentato di conquistare Saragozza, dominata dagli arabi, non c’era riuscito e di ritorno in Francia pensò bene di devastare Iruñea, capitale dell’allora Ducato di Vasconia. Da qui, possiamo comprendere il giusto rodimento dei baschi che per rappresaglia tesero un’imboscata a Carlo Magno in un passo dei Pirenei e, narra la leggenda, uccisero anche il suo paladino Orlando.

Il Regno di Castiglia cominciò una progressiva conquista delle province basche della Biscaglia e dell’Araba a partire dall’anno 1000. Nel corso dei secoli successivi le sorti del Regno di Navarra furono altalenanti: nel 1512 tutte le province basche del Sud vennero conquistate dal Regno di Castiglia ed Aragona, che di lì a poco sarebbe diventato il fulcro del Regno di Spagna. Rimasero solo le 3 province a Nord unite sotto la Navarra, ma la loro sorte era segnata: nel 1610 furono definitivamente annesse al Regno di Francia.

I Fueros

Per capire meglio le relazioni tra i baschi e il loro oppressore principale, il Regno di Spagna, dobbiamo guardare all’istituto dei Fueros: si tratta di leggi consuetudinarie che la corona spagnola concedeva alle province basche in cambio di fedeltà. Leggi che di fatto garantivano un’autonomia: i baschi non avevano l’obbligo di prestare servizio militare; stabilivano essi stessi le tasse da corrispondere al Regno; stabilivano e gestivano le dogane interne; amministravano lo sviluppo della propria economia, del commercio e dell’agricoltura, principalmente incentrata sull’unità familiare del baserri4.

I Fueros caratterizzarono la specificità basca nel Regno di Spagna fino al 1876, anno in cui, con la sconfitta nella terza Guerra Carlista5, vennero definitivamente revocati.

Ottocento: industrializzazione, perdita dei Fueros, nascita del nazionalismo

Dalla metà dell’Ottocento alcune zone del Paese Basco furono interessate da una progressiva industrializzazione: una prima conseguenza fu l’immigrazione via via crescente di operai da varie parti dello Stato spagnolo; il settore agricolo entrò in crisi provocando migrazioni interne dalle campagne alle zone industriali. Tra queste, la più importante era la Margen Izquierda6 del fiume Nervión di Bilbao: in effetti sarà la zona industriale centrale per tutta la storia basca.

Nell’ottica di questa industrializzazione, e quindi di espansione del capitale, la cancellazione dei Fueros fu centrale poiché prevedevano una serie di limitazioni al commercio sia interno – con dazi e proibizione dei monopoli – sia esterno poiché di fatto impedivano gli scambi di materie prime e di prodotti. In questo si può dire che si ebbe una convergenza di interessi della corona e oligarchia spagnole e dell’alta borghesia basca: da un lato si recuperava un territorio da una situazione di autonomia e lo si omogeneizzava al resto dello Stato, dall’altro si ottenne la possibilità di commerciare senza limiti e di utilizzare quindi l’enorme mercato spagnolo per la vendita dei prodotti.

Proprio alla fine del secolo iniziò a farsi strada la voce del nazionalismo basco promosso da Sabino Arana: un nazionalismo inizialmente di stampo razzista (contro gli immigrati spagnoli), clericale, espressione della piccola borghesia possidente che vedeva scomparire le proprie possibilità di sviluppo e tradizioni. Un nazionalismo fondato più sull’elemento etnico che su quello linguistico e che portò alla nascita del Partito Nazionalista Basco7 nel 1895. La teoria di Sabino Arana si fondava, infatti, sulla riscoperta della razza basca, caratterizzata dalla massiccia presenza dell’elemento RH negativo nel gruppo sanguigno; inoltre, considerava basco non chi parlasse l’euskara, ma chi avesse almeno 8 cognomi autoctoni. La razza basca era anche cattolica professante: Sabino Arana cercava di evidenziare l’elemento religioso appunto per la definizione della nazione. C’è da dire, comunque, che con il passare del tempo lo stesso Arana si rese conto di quanto alcune sue proposizioni fossero fuori dalla realtà – come il gruppo sanguigno e i cognomi baschi – tanto da ammorbidire le proprie teorizzazioni.

Dopo soli due decenni, alla guida del PNV si pose l’alta borghesia basca: di conseguenza scomparve ogni velleità di progetto indipendentista e si definì una linea regionalista e autonomista che puntava più a curare gli interessi della classe dominante basca in accordo con quella spagnola che a rendere praticabili le esigenze della nazione basca.

A sinistra, invece, fu il Partito Socialista spagnolo8 a farsi portavoce della classe operaia: da un lato perché la maggior parte degli operai erano di origine spagnola, dall’altro perché il nazionalismo basco non aveva né la capacità né la voglia di mettere realmente in discussione l’ordinamento sociale.

Guerra Civile e nazionalismo di sinistra

Negli anni ’30 del Novecento, però, si fa largo una prima definizione di sinistra del nazionalismo grazie alla nascita dell’Azione Nazionalista Basca9: laica e progressista, guarda alle classi popolari, ma non si definisce né socialista né comunista.

Sempre in quegli anni, la Seconda Repubblica spagnola fa ben sperare: grazie al governo del Fronte Popolare viene approvato uno Statuto d’Autonomia per le province basche. Siamo però nel 1936, e il 18 luglio c’è la “sollevazione” militare franchista: lo Statuto viene prima rinviato, poi approvato ad ottobre ma circoscritto alla sola Biscaglia. Avvengono persino delle elezioni, in seguito alle quali verrà designato lehendakari10 José Antonio Agirre. Ma, dopo pochi mesi, il 19 giugno 1937 le truppe franchiste conquisteranno Bilbao.

La Guerra Civile ha significato, per il popolo basco, i bombardamenti di Gernika e Durango, migliaia di incarcerazioni, migliaia di fucilazioni, un numero spropositato di persone in fuga che saranno protagoniste della diaspora basca11. Più nel dettaglio, le province basche si trovarono divise dalla sollevazione militare franchista: l’Araba e la Navarra entrarono nel Fronte nazionalista (pur se la maggioranza della popolazione rimase fedele alla Repubblica), mentre Biscaglia e Gipuzkoa lottarono fino alla fine per la Repubblica e per il Fronte Popolare. Il governo basco istituì, inoltre, l’Euzko Gudarostea12, ovvero i battaglioni di difesa delle terre basche cui si unirono migliaia di combattenti.

I primi anni della dittatura franchista

I primi anni di dittatura sono durissimi: il regime vieta qualsiasi manifestazione, pubblica o privata, della lingua e cultura basche. Nega, in altre parole, l’essenza di un popolo. Impone la spagnolizzazione di nomi e cognomi, punisce gli alunni che a scuola si esprimono in basco, vengono segnalati alla polizia quanti lo parlano per strada. Questo regime repressivo porterà l’euskara sull’orlo dell’estinzione.

Dal punto di vista politico quasi nulla si muove: il governo di Agirre va in esilio in Belgio, spera in un intervento degli USA e delle potenze alleate nel corso della Seconda Guerra Mondiale che rovesci Franco e reistituisca la Repubblica. All’interno, il PNV mantiene ancora un’organizzazione clandestina formale, ma è totalmente inattiva.

In questo scenario il popolo basco sta per dire definitivamente addio alle proprie speranze non solo di indipendenza, ma addirittura di esistenza stessa in quanto popolo.

Sul finire degli anni ’50, però, un gruppo di giovani studenti decide che è arrivato il momento di agire…

Marc Légasse

Eusko Gudariak

Eusko Gudariak gara
Euskadi askatzeko,
gerturik daukagu odola
bere aldez emateko.

Irrintzi bat entzun da
mendi tontorrean
goazen gudari danok
Ikurriñan atzean!

Combattenti Baschi

Siamo Combattenti Baschi

per liberare Euskadi,

generoso è il sangue

che versiamo per essa.

Si sente un irrintzi13

dalla cima del monte:

Andiamo gudaris tutti

dietro l’Ikurriña14!

 

1 Herria significa “popolo”, ma anche “territorio”, “paese”. Euskal deriva da euskara, la lingua basca. Il significato di Euskal Herria potrebbe essere dunque “popolo che parla il basco” oppure “paese in cui si parla il basco”. Un basco (una persona) si traduce con euskaldun, che significa letteralmente “colui che tiene (parla) il basco”. Già da queste cose basilari vediamo lo stretto legame e identificazione del popolo basco con la lingua.

2Le 3 province sotto occupazione francese si chiamano Lapurdi, Zuberoa e Behe Nafarroa (Bassa Navarra). Le 4 sotto occupazione spagnola: Bizkaia (Biscaglia), Araba, Gipuzkoa, Nafarroa (Navarra). La capitale storica dei baschi è Iruñea (Pamplona), in Navarra. Attualmente la città più grande e importante sotto un profilo economico è Bilbao, in Biscaglia.

3Hego significa Sud, Ipar vuole dire Nord.

4Classico casale di campagna/montagna, cui corrispondeva un appezzamento di terra.

5Guerre di successione al trono di Spagna.

6In basco Ezkerraldea, significa “Riva sinistra” e comprende gli agglomerati urbani che si estendono dai confini della Bilbao propriamente detta. I centri più importanti sono Barakaldo, Sestao, Portugalete.

7Euzko Alderdi Jeltzalea, Partido Nacionalista Vasco. D’ora in avanti useremo la sigla PNV. Ad oggi, può essere definito come una sorta di Democrazia Cristiana basca, ma più progressista e antifascista di quella italiana. Come elettorato di riferimento ha tutta la borghesia e gran parte del ceto medio.

8Partido Socialista Obrero de España (d’ora in avanti PSOE), la cui sede basca venne inaugurata nel 1892.

9Eusko Abertzale Ekintza, Acción Nacionalista Vasca, d’ora in avanti ANV.

10Primo ministro.

11Su una popolazione all’epoca di 1.325.000 persone, le stime parlano di: 48mila morti, 87mila prigionieri, 150mila esiliati, 596mila sancionados.

12Fu il primo momento nella storia recente dei baschi in cui comparve la figura del gudari, il combattente. Successivamente, nella tradizione popolare i militanti di ETA verranno chiamati anch’essi gudari, a testimonianza del filo rosso che collega la resistenza durante la Guerra Civile e la lotta armata per l’indipendenza e il socialismo. Ad esempio, il Movimento di Liberazione Nazionale riconosce come proprio inno l’Eusko gudariak (combattenti baschi), di cui proponiamo testo e traduzione a fine articolo.

13Irrintzi significa grido. Nella tradizione popolare è, però, un grido particolare: è un antico modo utilizzato per comunicare sulle montagne, molto simile a quello di alcune popolazioni nordafricane. O per fare un paragone più semplice: al grido di Xena, la principessa-guerriera.

14Ikurra in basco vuol dire bandiera. L’Ikurriña è la bandiera basca, disegnata da Sabino Arana, con i colori rosso, verde, bianco.

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