CHIAMARLO AMORE NON SI PUÒ

1 Posted by - 19 maggio 2017 - RECENSIONI

Ci sono libri che smuovono qualcosa e che vorresti che tutti leggessero subito. E non solo i tuoi amici, conoscenti e familiari, ma vorresti andare in giro e darlo a tutte le ragazze che conosci e non conosci, agli adolescenti maschi che non si rendono conto del problema.

Chiamarlo amore non si può è una raccolta di 23 racconti scritti da autrici italiane e pubblicato nel 2013 da una casa editrice foggiana, Matilda editrice, molto impegnata nella prevenzione della violenza di genere e nell’educazione alla differenza.

Ogni racconto ti colpisce dentro perché parla di violenza sulle donne in vari modi: c’è la bambina che parla col cadavere della madre appena trucidada dal padre violento, c’è la ragazzina stuprata dal branco e quella in fuga con la madre, c’è quella chiamata puttana da tutti perché ha rifiutato un ragazzo carino e c’è quella studiosa con le scarpe da ginnastica che si trasforma in una bambolina provocante per volere del fidanzato. In ogni racconto c’è una donna tormentata che a volte resiste, raramente si ribella, spesso non sa che fare e purtroppo nella maggior parte di casi inizia a interiorizzare, a crederci che sì, è davvero lei a sbagliare, ad avere qualcosa che non va, e si costringe a subire anche se in cuor suo sa che non è giusto, nascondendo i lividi con foulard colorati e occhiali da sole.

E tu sei come uno spettatore muto, sgomento che ogni poche pagine si immerge in una qualsiasi fatto di cronaca come se ti calassi in tutte quelle orribili storie che senti in tv e le vedi da vicino per poi andartene via e entrare di nuovo in un’altra casa, in un’altra storia crudele e ingiusta.

E’ lì che questo libro ti fa capire, se ce ne fosse mai il bisogno, che da qualche parte bisogna agire immediatamente; non c’è disegno di legge da aspettare o finanziamenti da ricevere nel frattempo perché lo capisci leggendo che è un fatto di cultura. Di stereotipi, di quotidianità, di circoli viziosi da spezzare prima di tutto nel tuo quotidiano.

All’inizio mi sembravano storie esagerate. Poi mi sono resa conto che molte di quelle cose le ho subite io stessa, molte altre le ho conosciute indirettamente, e la totalità sono parte della mia giornata come donna. Ho pensato che ovunque succede che ci sia una prevaricazione da parte di un uomo, di un gruppo di compagni, di un maschio qualsiasi che ti invade in qualche modo e che subiamo un giudizio continuo, per ogni cosa che facciamo. Ho capito che non possiamo più riempirci la bocca di belle parole e grandi propositi finché non riusciamo a riconoscere, ognuno di noi, che il circolo della violenza e degli stereotipi di genere parte anche da noi. C’è una ragazzina del racconto che capisce che è ora di fare qualcosa subito, perché vede il fratello diventare come il padre violento.

I libri aiutano a riconoscere che non sei solo, che qualcosa succede anche a te, ti aiutano a mettere meglio a fuoco e a riflettere. Spero che questi racconti passino di mano in mano e che facciano partire prima che un dibattito magari buonista e banale un dialogo interiore e la presa di coscienza che abbiamo tutti bisogno di liberarci da qualcosa per avere un mondo davvero libero.

Nota finale: insieme al libro viene regalata una scatola di DISAMOREX, un finto farmaco che ha l’obiettivo di “essere un salvavita per le donne vittime di una qualche forma di violenza che si configura nel rapporto di coppia (psicologica, verbale, fisica, sessuale) con un’attenzione particolare ai rapporti fra adolescenti.”

Ebe

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