SOCIOLOGIA MILITANTE: un’inchiesta da via Salaria

0 Posted by - 14 giugno 2017 - CONTRIBUTI, FORMAZIONE

L’anno scorso come studenti di Sociologia e Stess abbiamo deciso di creare un collettivo: il C.A.O.S.S. (Collettivo AutOrganizzato di Sociologia e Stess).

Una delle prime attività che abbiamo deciso di portare avanti è stata l’applicazione delle conoscenze tecniche imparate durante le lezioni, creando e somministrando un questionario sulla vita in Facoltà. Questa decisione è scaturita un po’ dal nostro bisogno di applicare tecniche imparate solo teoricamente a lezione per colmare il deficit applicativo del nostro corso di studi, un po’ dalla percezione di alcuni disagi evidenti e dalla volontà di verificarli entrando in contatto direttamente con gli altri studenti.

Come metodo di indagine abbiamo scelto sia di somministrare dei questionari semistrutturati sia di intervistare personalmente alcuni studenti.

Abbiamo diviso la ricerca in cinque dimensioni: 1) socio-anagrafica; 2) condizione familiare; 3) condizione economica; 4) mobilità; 5) spazi, socialità e mense. Questo per capire la composizione degli studenti che frequentano la nostra Facoltà e come le dimensioni che uno studente presenta influenzino la sua esperienza universitaria.

Una parte del questionario è stata dedicata ai servizi di Laziodisu e all’effettivo utilizzo che gli studenti ne fanno. Il 79,6% degli intervistati non fa uso dei servizi offerti. Tra gli studenti intervistati, 94 sono risultati idonei per la borsa di studio ma solo 29, cioè un terzo di loro, ne usufruisce effettivamente. Riguardo la mensa, dove questi studenti avrebbero diritto a un pasto gratuito o al massimo a 2.20 €, solo 10 di loro ne usufruiscono.

Il 65% degli intervistati pranza sempre, o il più delle volte, in Facoltà. Il 46,5% degli studenti acquista il suo pranzo da servizi di ristorazione privati a un costo medio di 4 euro a pasto.

La mancanza di spazi è stato un altro dei campi d’indagine scelti, essendo un disagio sempre più evidente negli anni a causa di un combinato disposto di fattori che riguardano il Dipartimento e la politica generale della Sapienza: dal rallentamento dei lavori nella Facoltà di Scienze Politiche al ridimensionamento generale degli spazi di cui è vittima il nostro dipartimento, per non tralasciare la chiusura dell’ex Caserma Sani e il successivo ricollocamento dei corsi che lì si svolgevano. La situazione è destinata ad aggravarsi ancor di più. Benché quest’ulteriore peggioramento riguardi in modo particolare quest’anno, i dati in nostro possesso relativi allo scorso anno già permettono di individuare alcune spie d’allarme.

Stiamo parlando di dati non statisticamente significativi per cui è impossibile calcolare le dimensioni del fenomeno di cui stiamo parlando; tuttavia, è possibile – e quasi innegabile – sostenerne l’esistenza. Se non siamo in grado di definire quanto il disagio riguardante l’assenza di spazi influenzi una buona riuscita del percorso universitario, possiamo però affermare con relativa sicurezza che questa influenza è reale.

Chi si reca alla mensa universitaria per pranzare (quindi, presumibilmente, spostandosi dalla nostra sede alla mensa di via Cesare De Lollis), poi non ritorna nella Facoltà. Appare piuttosto probabile che la scelta di non tornare nella sede di via Salaria sia dettata dalla lontananza che intercorre tra questa e la mensa studentesca più vicina, per cui si prospetta la paradossale scelta se pranzare usufruendo dei servizi messi a disposizione dall’università, o se frequentare la stessa.

Chi decide di rimanere in Facoltà dopo le lezioni sceglie spesso le biblioteche (12.9%) o il retro della Facoltà (23,9%); entrambi i posti presentano alcuni limiti e disagi evidenti. Le biblioteche dove vige il silenzio, necessario alla concentrazione di chi studia, sono inadeguate per consumare il pasto o avere dei momenti di socialità. Il retro della Facoltà, più adatto ad accogliere e incentivare momenti di socialità, è vincolato alle condizioni meteo perché sprovvisto di una qualsiasi copertura. Il disagio diffuso tra gli studenti per la mancanza di spazi si evidenzia nella percentuale di chi ha scelto la risposta “nessun luogo” (41,8%) per la permanenza dopo le lezioni. Risposta che si può logicamente collegare all’idea che molte di queste persone scelgano di andarsene terminate le lezioni, frequentando la Facoltà solo le ore strettamente indispensabili per seguire i corsi e non riuscendo a svilupparvi un’esperienza di socialità e incontro con gli altri studenti.

Abbiamo deciso di creare e distribuire questo questionario perché volevamo indagare e fare un’analisi sui bisogni e i disagi che gli studenti effettivamente percepivano e sui limiti che questi creano alla vita universitaria. La mancanza di spazi e di luoghi idonei a consumare un pasto a un prezzo accettabile sono i disagi percepiti come più limitanti dalla maggior parte degli studenti. Un’altra richiesta, tra le più frequenti degli studenti, è l’attuazione di maggiori attività di approfondimento didattico, che può essere letta come la volontà di non rinchiudere le conoscenze e le competenze apprese durante le lezioni nei muri delle aule, ma di riuscire in qualche modo a trasportare il nozionismo accademico nella quotidianità dell’esperienza universitaria; banalmente, gli studenti sono interessati a conoscere meglio ciò che studiano.

Altro dato interessante: al secondo posto, per frequenza di risposta, è la richiesta di un cine-forum. E in questa specifica richiesta abbiamo letto la volontà degli studenti di conoscersi, discutere e, soprattutto, socializzare. In altri termini, abbiamo interpretato questi risultati come la volontà di non ricevere un nozionismo fine a se stesso, ma mettere in pratica e convertire nel quotidiano ciò che viene appreso in classe, confrontandosi con altri studenti e quindi discutendo i propri punti di vista. Ed è a questo che, in una prima superficiale accezione, ci riferiamo quando parliamo di socializzazione. Se questo è ciò che riteniamo fondamentale e valido in ogni contesto ed in ogni situazione, questa volontà trova ancora maggiore legittimità in una Facoltà come la nostra, che in qualche modo presuppone come condizione necessaria della propria esistenza la relazione con altre persone, cui astrattamente ci si riferisce con il concetto di società.

In una Facoltà come Sociologia e Stess, dove il confronto e il dialogo tra studenti è una componente essenziale per sviluppare una capacità d’analisi e per imparare ad applicare alla quotidianità le teorie imparate a lezione, l’assenza di luoghi in cui si possa creare una socialità libera è un enorme deterrente a vivere effettivamente la Facoltà, che si presenta come un non luogo da attraversare perché costretti dalle ore di corso e poi da abbandonare al più presto.

Collettivo AutOrganizzato di Sociologia e Stess

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