SENZA PERDERE LA TENEREZZA: TAIBO E IL CHE

0 Posted by - 8 luglio 2017 - RECENSIONI

Si è molto sviluppato in me il senso del collettivo in contrapposizione al privato, sono sempre il solitario che ero, alla ricerca della mia strada senza l’aiuto di nessuno, ma adesso ho il senso del mio dovere storico. Non ho casa, né moglie, né figli, né genitori, né fratelli, i miei amici sono tali finché la pensano politicamente come me, e tuttavia sono felice, sento la presenza di qualcosa nella mia vita, non solo una grande forza interiore, che ho sempre sentito, ma anche una capacità di trasmetterla agli altri, e il fatalismo della mia missione mi toglie ogni timore.”

Ernesto Guevara – Lettera alla madre

Senza perdere la tenerezza: una biografia di mille pagine, un corredo fotografico di oltre duecento immagini, un uso delle fonti ricchissimo (solo la bibliografia di riferimento conta una lista di circa sessanta pagine, senza contare le innumerevoli interviste). In sintesi, un testo storico di prim’ordine.

Ma è davvero solo questo? No, di certo; Taibo ha passato anni e anni a raccogliere materiale sul Che e del Che, a studiarne la figura, le idee, la storia; Taibo ha interrogato a fondo il fantasma del Comandante, ne ha seguito i passi fino a farselo familiare, come un amico.

Il libro è il risultato di questa meravigliosa ricerca e parte da prima della nascita fino a dopo la morte di Ernesto Guevara de la Serna, il Che. I viaggi giovanili alla scoperta del continente latino americano, la prima esperienza in fatto di rivoluzioni (e di imperialismo yankee) nel Guatemala di Arbenz, la Rivoluzione cubana prima sulle montagne con un fucile in spalla e poi nei ministeri a costruire la nuova società; i viaggi diplomatici, le critiche al comunismo sovietico, la guerriglia fallita in Congo e quella, fatale, in Bolivia. Tutta la vita di quest’uomo trova la materia dell’inchiostro in una narrazione semplice e coinvolgente e attraverso la sua storia emerge la storia di tutto il Sud del mondo, specialmente quello americano, in un’epoca in cui la Rivoluzione era la parola d’ordine delle masse proletarie di ogni angolo del globo.

In fondo, oltre le vicende personali, è questo che crea un mito: la rarissima capacità di racchiudere in un corpo umano le aspirazioni, i sentimenti e le delusioni di un intero popolo; in questo caso del popolo dei dannati della Terra.

Non c’è dubbio che il Comandante Guevara sia uno dei personaggi fondamentali dell’epopea rivoluzionaria, tanto per le gesta quanto per il pensiero: come ebbe a dire Sartre, ricordandone la figura, “fu l’essere umano più completo del suo tempo, un uomo d’azione ma non un soldato, un pensatore eccezionale ma non un intellettuale, un militante che sacrificò affetti, vita e morte alla sua missione, ma che conservò sempre una forte umanità.

Come il titolo sembra suggerire, è proprio questa qualità che Taibo mette sotto i riflettori: l’umanità che mantenne per tutta la vita il Che è innanzitutto la via attraverso cui lo scrittore sottrae il mito dalle grinfie dell’abuso e lo riempe di senso, gli restituisce i suoi tratti di uomo, ne significa gesti e parole. L’immagine del Che ambasciatore, in visita in India, che addenta famelico un panino ci restituisce il senso di questo personaggio tanto quanto il suo sguardo strafottente alla giornalista americana Lisa Howard, o il suo viso sporco mentre guida un trattore nella zafra, il taglio della canna da zucchero.

Sembra banale, ma è proprio l’irriducibile umanità di questo personaggio a renderlo un rivoluzionario modello. Un’umanità, però, tutta politica, che non lascia scampo al desiderio individuale e si consegna mani e piedi al senso del proprio dovere rivoluzionario. Il Comandante che aveva sempre fretta, che non finiva mai di allacciarsi gli stivali, non risparmiava nulla di se stesso alla Rivoluzione: né tempo, né famiglia, né aspirazioni. È dunque l’umanità traducibile nella coerenza e sensibilità idealistica di un grande militante comunista dalla ferrea volontà. Questo per buona pace di chi vorrebbe farne un’icona di ribellismo aprioristico da stampare sulle t-shirt e per quella di chi vorrebbe farne sembrare le gesta semplice folklore storico di un’epoca ormai sbiadita, tanto tra i compagni “rottamatori” quanto tra i teologi della fine della storia.

La sensibilità di un individuo, se slegata dalle sue azioni, vale quanto uno sputo per terra. È quando si connette ad un principio rivoluzionario e al coraggio di tradurlo in pratica che diviene arma potente e monito per chi si vorrebbe libero.

Oltre il suo percorso storico, il Comandante Che Guevara è proprio questo: un esempio folgorante e irremovibile, che spazza via tutto il ciarpame di cui è stata coperta la sua immagine, per dire che ancora oggi è necessario, giusto e doveroso combattere il capitale, osare l’impossibile, vincere la Storia!

Zero

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