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INTERNAZIONALISMO

PASDARAN, GIOVENTÙ E LE CREPE NELL'IRAN DI ROHUANI. UN'INTERVISTA CON ALBERTO NEGRI

Alberto Negri è giornalista per Il Sole 24 Ore, si è occupato assiduamente di Medio Oriente sia come inviato sul campo che come saggista (autore del recente “il musulmano errante”) Ad oggi è una delle voci più autorevoli in merito nel panorama italiano. abbiamo chiesto a lui di spiegarci in breve cosa si agita negli ultimi giorni sotto il cielo di Teheran e dove rintracciare il senso delle attuali proteste in Iran.

Chi protesta contro il governo Rohuani?

La particolarità di queste manifestazioni, talvolta sfociate in scontri, è che a manifestare sono giovani iraniani della periferia. Le mobilitazioni sono avvenute perlopiù in provincia, lontane dall’usuale palcoscenico della politica, cioè Teheran. Ciò spiega anche la scarsità di fonti e notizie.

Questo è già un dato importante, visto che eravamo abituati – in precedenza (si pensi al 2009) – a mobilitazioni nella metropoli di Teheran, spesso a partire all’università o nella zona settentrionale della capitale iraniana.

In ogni caso, i pasdaran (le “guardie della rivoluzione islamica”, ndr) hanno mobilitato centinaia di migliaia di persone per dimostrare che ha il controllo totale della situazione (oggi si sono infatti tenute affollate manifestazioni filo-governative in tutto il paese, ndr).

Qual è la matrice politica di queste mobilitazioni?

Le critiche al presidente Rohani, in questi mesi – ma anche prima delle elezioni presidenziali –, sono venute da tutti i fronti, non solo da quelli che rappresentano il malcontento popolare; anche la destra “dura e pura” (rappresentata ancora da Ahmadinejad) è ostile alla presidenza, tanto che le autorità iraniane hanno fatto capire che dietro a queste rivolte potrebbe esserci proprio Ahmadinejad. C’è sicuramente una lotta interna al sistema iraniano. Non a caso tali forze radicali anti-governative hanno provato a sussumere queste mobilitazioni.

La realtà è che queste mobilitazioni non hanno avuto una leadership politica riconosciuta e definita.

L’insoddisfazione e la frustrazione di molti giovani iraniani ha trovato così sfogo in spontanee manifestazioni di piazza. Le speranze dei giovani iraniani sono state disattese dai governanti. E così la protesta ha inglobato temi come il carovita e la lotta alla corruzione.

Registriamo anche che le proteste per ragioni economiche, in Iran, si trasformano presto in manifestazioni di dissenso politico.

Come hanno reagito le autorità e le forze di polizia iraniane?

L’impossibilità di ricondurre tali proteste, anche violente, ad una leadership politica riconoscibile ha parzialmente messo in difficoltà e disorientato le forze di polizia che però sono state furbe: ad esempio, Telegram non è stato chiuso del tutto, pur funzionando a singhiozzo. La polizia è riuscita a intercettare le intenzioni dei manifestanti proprio grazie al noto social media.

Nelle proteste precedenti (si fa sempre riferimento a quelle del 2009, ndr) le forze di sicurezza avevano un’idea piuttosto precisa dei ribelli: erano giovani studenti che volevano, se non abbattere il sistema, almeno riformarlo. Oggi è assai più complicato tracciare un profilo dei ribelli che sono pure dispersi in un vasto territorio. Inoltre sono comparse nelle piazze della provincia minoranze come i curdi e gli arabi, negli anni precedenti piuttosto ai margini nelle manifestazioni di dissenso nelle grandi città.

Parliamo del Kurdistan iraniano. Qual è la situazione?

I curdi in Iran (al confine con Turchia e Iraq) sono una minoranza molto forte che si aspettava certamente un maggiore grado di autonomia. Storicamente, durante gli anni della rivoluzione, l’Iran protesse i curdi.

Quando i curdi iracheni furono gasati, quelli sopravvissuti vennero accolti negli ospedali iraniani.

I curdi si aspettavano però maggiori garanzie e diritti, cosa che non c’è stata. Quindi ci sono state proteste che sono confluite in parte in queste recenti manifestazioni.

In ogni caso, il regime dei pasdaran ha comunque fatto sfilare oggi (ieri per chi legge, ndr) cortei pro-governativi per far capire chi conta di più in quelle zone, anche per sedare le rivolte degli arabi residenti in tali zone.

Dalla stampa liberale occidentale si cerca di tracciare un parallelo tra queste rivolte iraniane e le vecchie “primavere arabe”. Cosa ne pensi?

Andrei molto cauto sugli entusiasmi occidentali. L’Occidente ha sempre fatto fatica a comprendere una realtà complessa come quella iraniana. Non si può fare i libertari solo a casa degli altri.

In conclusione, ti chiediamo un pronostico e una prospettiva sull’Iran di oggi…

È difficilissimo; qualunque previsione sull’Iran è fatta per essere smentita. Uno dei massimi studiosi dello sciismo – lo statunitense Becker – scrisse nel 1978 che in Iran non ci sarebbe mai stata nessuna rivoluzione. Ebbene, l’anno dopo scoppiò la rivoluzione del 1979!

Dunque: io penso che la repressione avrà successo, ancora una volta. Il sistema repressivo iraniano è piuttosto oliato. Politicamente, però, si stanno creando sempre più crepe nel regime di Rohuani. La domanda è: quanto reggerà la clerocrazia iraniana?

Ciceruacchio

Tags : irannegrirohani

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