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8 gennaio 2018

RECENSIONI

PIERO BEVILACQUA: L'UTILITÀ DELLA STORIA

E come potrei sopportare d’essere uomo, se l’uomo non fosse anche poeta e solutore d’enigmi e redentore della casualità!”

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Il libro di Bevilacqua è tanto la proposta culturale di uno storico di professione, quanto una radicale critica al paradigma neoliberista di gestione dell’esistente.

Partendo dal dato fondamentale che il ruolo della Storia sia ormai in declino, come per ogni sapere “improduttivo” e privo di valore di consumo, si ripercorrono le tappe di una modernità che, dal secondo dopoguerra a oggi, ha visto sempre la cultura (e soprattutto l’istruzione scolastica) come strumento del progresso delle nazioni verso un orizzonte di ricchezza sempre maggiore. Oggi – che si è giunti al tramonto di quel mondo, totalmente assorbito nel credo dell’economia di mercato, e anche l’orizzonte del progresso si è tradotto in un vicolo cieco fatto di produzioni e consumi sempre più accelerati e superflui – il sistema scolastico viene assoggettato, come ogni ambito della vita, alle esigenze del mercato.

Tanto la storia quanto la memoria (in quanto forma organizzata di trasmissione di saperi, identità e appartenenza) vengono sempre meno dinnanzi a una temporalità consumistica volta esclusivamente al presente. La memoria resta schiacciata sotto il frantumarsi di tutte le istituzioni sociali, dalla famiglia alla classe, dalle comunità indigene a quelle religiose: gli uomini e le donne dell’oggi vengono così consegnati all’anomia sociale e alla precarietà esistenziale, privati del loro senso collettivo e storico della vita. La Storia deve invece il suo declino anche all’inadeguatezza di un modello d’insegnamento che non tiene conto né delle sfide poste dal mondo esterno né delle esigenze culturali degli studenti. Qui sta la proposta di Bevilacqua: passare da una Storia-racconto (o una “storia da manuale”), che esige l’esclusivo apprendimento mnemonico di eventi trascorsi, a una Storia-problema, ovvero un approccio per cui la presa in esame di un singolo evento/dato storico possa essere un punto d’osservazione per mettere in luce i tratti salienti di intere epoche o di questioni riguardanti l’attualità. Questo mediante uno studio che non sia mnemonico ma fatto di ricerca, analisi e dibattito che fungano essenzialmente da stimolanti dello spirito critico e del senso di ricerca e di confronto negli studenti.

Nell’offrire gli esempi di come possa svilupparsi l’insegnamento della Storia-problema, Bevilacqua ne approfitta per mettere sotto inchiesta (e sotto pesante accusa) i nodi centrali del nostro tempo: il lavoro come motore dominante della società viene disvelato invece come processo storico di messa a frutto brutale e sistematica delle classi subalterne per il profitto delle classi elevate; il territorio e l’ambiente come elementi da scoprire e attori primari della vita sono messi sempre più in pericolo dall’irrazionalità capitalista che li ha storicamente relegati a ruolo di materia prima da saccheggiare. Il consumismo come piano delle élites nordamericane per rilanciare il consumo, poi diffuso in Europa in ottica anticomunista e geopolitica, non appare più come una parte innata nella natura dell’uomo contemporaneo.

Com’è ovvio che sia, tanto la proposta accademica quanto la critica sociale sono ispirate da una concezione della Storia che non fa sconti alla tradizione storiografica né al “grande racconto del potere” e che vede la cultura come strumento primario per analizzare e prendere posizione rispetto all’esistente, oltre che come germe fondativo di un nuovo essere umano e sociale volto prima di tutto al raggiungimento di un benessere armonico collettivo del pianeta. Una ricollocazione dell’uomo all’interno del Sistema Natura che possa essere d’argine al deserto che avanza.

La Storia non può più essere, quindi, lode del potere all’opera, ma riscoperta del rimosso storico, lente d’interpretazione della realtà, antidoto contro la perdita di senso e di valore delle nostre vite, faro che diradi la coltre di menzogne e luoghi comuni che permettono a questo mondo di apparire come l’unico plausibile, porta d’accesso agli altri – inesplorati – mondi possibili.

Zero

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