SANTA PALOMBA, PIANETA TERRA

0 Posted by - 27 aprile 2017 - RIFLESSIONI

L’area compresa tra la stazione di Pomezia e la zona industriale di Santa Palomba, già di per sé, non evoca pensieri festosi. Chi non la conosce può provare a chiudere gli occhi e immaginare il tragitto che molti operai a molti orari diversi percorrono ogni giorno a piedi: l’uscita dalla stazione con alle spalle la mega-fabbrica della Fiorucci e un’innaturale e inquietante puzza di carne lavorata. L’attraversamento del grosso parcheggio, spettrale quando è buio, pieno di fazzoletti e preservativi, dove i pendolari lasciano la macchina (Pomezia città dista vari chilometri dalla stazione). L’attraversamento dell’Ardeatina, una sorta di terno al lotto tra camion e auto che sfrecciano surfando sulle innumerevoli buche. Infine la zona industriale con il suo dedalo di vie e i capannoni tutti uguali che ti inghiottono per un tot di ore. Un panorama squallido e allo stesso tempo idealtipico, ci saranno centinaia di posti simili in Italia, a metà tra la periferia metropolitana e la provincia anonima e produttiva.

Questo viavai di sfruttati, come in una rappresentazione teatrale che si ripete ogni giorno, andando e tornando si imbatte in quella categoria di sfruttate che invece tendenzialmente trovi lì ferma, le stesse persone allo stesso posto, come se anche il bordo della strada fosse una postazione fissa in catena di montaggio, da cui non ti puoi allontanare neanche di un metro. Ragazze dell’Est Europa, perlopiù belle ma già sfiorite nonostante la giovanissima età. Le africane sono un po’ più nascoste, proprio nei dintorni della stazione. Loro invece sono proprio in bella vista sia di giorno che di notte, su un marciapiede lungo un rettilineo dell’Ardeatina, strada trafficatissima, la principale arteria della zona. Il contesto è quello tipico da cartolina del degrado: un marciapiede stretto, sporco e reso quasi impraticabile proprio dai mucchietti di cenere e cianfrusaglie lasciati dai roghi fatti dalle ragazze per scaldarsi, e dai chiodi arrugginiti, tantissimi, persi dalle assi di legno andate in fumo. Tutto intorno sterpaglie piene di ogni tipo di monnezza. Dietro, i capannoni della zona industriale. All’orizzonte, unica cosa che allieta la vista, i paesi dei Castelli Romani, che sembrano aggrapparsi alle colline per non cadere in quella sorta di girone infernale.

Dietro le spalle delle ragazze c’è una casa a due piani, un po’ diroccata a livello superficiale ma dall’aspetto solido, e con un giardino che se venisse curato sarebbe anche grazioso. Fino a qualche tempo fa era palesemente vuota, adesso invece brulica di vita: finestre aperte, panni stesi, anche qualche bambino che scorrazza, il cancello ridipinto. E spesso, parcheggiate fuori dal cancello e quindi sul bordo dell’Ardeatina, varie Bmw con targhe straniere. Uno sfoggio niente male. Interpelliamo un attimo il cittadino perbene e legalitario che ognuno di noi tiene segregato in un angolo della propria coscienza proprio per interpellarlo in casi simili: «Ma come è possibile tutto questo al bordo di una delle principali arterie dell’hinterland meridionale della Capitale? Basta che passi una volante per capire chi sono quelle ragazze e chi sono quei tizi con macchine costose che hanno creato questa situazione da “casa e bottega”, e porre fine alla situazione». Come sempre, il ragionamento del cittadino perbene è sciocco e superficiale. Evidentemente la sbirraglia di zona prende una bella “stecca” dai trafficanti, ed è una cosa vecchia come il mondo. Certo, ogni tanto ci sono periodi di maggiore discrezione, alcuni giorni le ragazze non ci sono, ma di norma gli affari procedono. Meglio per le ragazze non incappare anche nelle mani della legge, per quanto possibile. Per quanto riguarda i trafficanti, noialtri non siamo gente che invoca l’intervento dello Stato e la galera. Certo, nella scala dell’infamia umana sono ancora più in alto (o più in basso) degli sbirri stessi, ma sarà nostro compito trovare una soluzione anche per loro. Il nodo centrale del discorso resta quello per cui la prostituzione, anche e soprattutto quella così sporca e squallida delle strade di periferia, va avanti in modo galoppante e spesso esibito perché è un fondamentale nutrimento della società capitalista e patriarcale in cui siamo immersi.

Perché qui non stiamo certo nel dibattito femminista, pur interessante, sulla libertà di disporre del proprio corpo eventualmente anche come mezzo di sostentamento. Un dibattito che merita di essere approfondito a parte. Qui il discorso è un altro, perché nessuna persona sana di mente sceglierebbe di andare a esercitare la professione al bordo dell’Ardeatina nella zona industriale di Santa Palomba. Appare chiaro che stiamo parlando di uno dei gradini più bassi, se non il più basso, dello sfruttamento di un essere umano.

E qui interviene il discorso, che faccio da maschio, più soggettivo: quello sulla clientela. Lungi dal voler fare discorsi moralisti sull’opportunità o meno di fare sesso a pagamento, perché qui il tema è proprio un altro. Vedi queste ragazze vestite con il classico abbigliamento grottesco da carnevale sadomaso, e anche se da lontano le vedi improvvisare balletti alle macchine che passano, quando passi loro accanto non puoi non notare gli sguardi assenti, lontani, che non hanno nemmeno la forza di essere tristi. Ci leggi tutte le false promesse, le illusioni, e poi il calcio in culo che le ha buttate in mezzo a una strada, le notti al freddo, gli innumerevoli stupri subiti dagli aguzzini e quelli, a pagamento, dei clienti. E anche, con ogni probabilità, la somministrazione di qualche droga di pessima qualità. E il dubbio che salta alla mente è proprio di funzionalità fisica: come fai a eccitarti? In un parcheggio freddo e buio, nella tua macchina in compagnia di un essere umano vestito con l’abito di scena, che porta scritte in volto tutte le tragedie del mondo e vorrebbe essere ovunque tranne che lì con te. Il fatto che tanti maschi la ritengano una cosa desiderabile fa davvero pensare a quanto schifo faccia questa società non solo dal punto di vista dello sfruttamento economico, ma proprio da quello dei modelli di relazione sociale. Se preferisci spendere 30 euro per stare con una di queste disgraziate nel parcheggio della stazione di Pomezia invece che passare una serata con tua moglie, vogliamo buttare a mare questa schifezza della “famiglia tradizionale”? Lasciare mogli, mariti, fidanzati e reinventarsi qualcosa? Se un ragazzetto non è capace di provarci con una ragazza che gli piace, ma passa le giornate a stalkerare sconosciute sui social al grido di “cagna” e magari spende la paghetta sempre con le ragazze di Santa Palomba, vogliamo riconoscere che c’è un problema grosso? Che siamo inseriti in modelli sociali che in realtà la gente stessa non sopporta, se non grazie alla somministrazione di una serie di svaghi, ovviamente a pagamento e a danno di qualcuno?

Riguardo alle ragazze, la loro liberazione non può che passare dalla lotta di classe, sarà banale ma è così. Perché in una società così marcia, il fatto che magari un tipo coi soldi si innamori di te, ti riscatti e ti si sposi assomiglia più a una prigionia dorata che a una liberazione. Così come il fatto di “fare carriera” e diventare magari un “quadro intermedio” dell’organizzazione criminale, ad esempio una reclutatrice di ragazze, ti farà solo diventare una sfruttatrice a tua volta, e non una persona libera. La loro liberazione non potrà che percorrere la stessa strada di quella di tutte le altre persone che lavorano nei capannoni lì attorno, e che vendono a loro modo il proprio corpo e il proprio tempo, magari in modi appena più rassicuranti e meno scomodi e pericolosi. La società dello sfruttamento si nutre della carne del facchino, del grafico e della prostituta, salvarsi o riscattarsi ognuno per conto suo è impossibile. Poche centinaia di metri di strada a volte rappresentano interi mondi.

Oreste