ETA E IL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NAZIONALE BASCO

0 Posted by - 17 maggio 2017 - INTERNAZIONALISMO

“Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si potè essere gentili.
Ma voi, quando sarà venuta l’ora
che all’uomo un aiuto sia l’uomo,
pensate a noi
con indulgenza”.

Bertolt Brecht, A coloro che verranno, 1938

 

Dalla nascita di ETA all’uccisione di Carrero Blanco

Nel corso degli anni Cinquanta, un gruppo di studenti – riuniti sotto la sigla EGI1 – comincia a riflettere, formarsi, discutere della nazione basca: fa ancora parte delle giovanili del PNV, ma nonostante provi a chiedere un intervento, il lehendakari Agirre non vuole far nulla. Questo gruppo, stanco dell’immobilismo darà vita, il 31 luglio 1959, a ETA2, una nuova organizzazione che si definisce movimento di liberazione nazionale. I primi anni di vita sono caratterizzati principalmente da azioni di propaganda, come la distribuzione di volantini o l’esposizione della ikurriña, ovviamente illegale al tempo. Nonostante fin da subito sia presente un gruppo dedicato alle azioni militari, non si può parlare di vera e propria lotta armata: l’azione più eclatante, peraltro non riuscita, avviene il 18 luglio 1961 con il tentativo di deragliamento di un treno carico di falangisti diretti a Donostia per le celebrazioni del sollevamento militare del 1936. La repressione che si scatenerà sarà spropositata: circa 200 arresti in tutte le province. Questa prima ondata repressiva inaugurerà l’esilio di tantissimi militanti in Iparralde (il Nord).

Con la I Assemblea, nel 1962, ETA definisce alcune rivendicazioni principali: liberazione nazionale basca, difesa dei diritti dell’uomo, adesione al federalismo europeo, rifiuto del razzismo come tratto caratteristico dell’identità nazionale, aconfessionalità e promozione dell’euskara.

Gli anni ’60, però, sono anni in cui fioriscono lotte di liberazione nazionale: ci sono ancora gli echi della guerra popolare cinese del 1949, la Rivoluzione ha vinto a Cuba nel 1959, l’Algeria diviene indipendente nel 1962, scoppia la guerra in Vietnam. Il contesto internazionale influisce enormemente sui militanti baschi che fanno propri l’anticolonialismo e la guerriglia popolare. La V Assemblea, avvenuta nel 1966, è uno dei momenti più importanti di tutta la storia di ETA: sul piano teorico viene definito il concetto di nazionalismo rivoluzionario, secondo cui la lotta di classe, nei Paesi Baschi, assume la forma di lotta di liberazione nazionale; sul piano organizzativo si individuano quattro diversi fronti (culturale, politico, socio-economico, militare); sul piano militare si abbandona la strategia della guerriglia rivoluzionaria per adottare la spirale azione-repressione-azione. Indipendenza nazionale e socialismo saranno, d’ora in avanti, le due facce di una stessa medaglia, ed ETA assumerà l’aspetto di un’organizzazione marxista-leninista. La divisione in fronti sarà la base fondante del Movimento di Liberazione Nazionale Basco (MLNV): l’unione di lotta di classe e liberazione nazionale sarà il fattore principale con cui questo riuscirà saldare le lotte e le istanze operaie con la volontà di autodeterminazione del popolo basco; una novità assoluta, poiché la grande maggioranza degli operai erano immigrati dalle province spagnole più povere (Extremadura, Andalusia, Galizia)3, e si riconosceranno però nelle rivendicazioni indipendentiste. Basti un esempio: uno degli ultimi fucilati dal Regime franchista, il 27 settembre 1975, sarà Jon Manot Paredes, detto Txiki4, nato in provincia di Badajoz (Extremadura).

La strategia armata della spirale azione-repressione-azione si spiega così: ETA deve portare delle azioni armate in grado di scatenare una repressione dura e generalizzata contro tutto il popolo basco e contro le altre organizzazioni nazionaliste, di modo che si possa compattare un fronte popolare e di massa contro il Regime e agire, così, con ancora più forza. Nei fatti, sono anni in cui la repressione sembra allentarsi e aprire alcuni spazi d’azione, seppur clandestina: vedono la luce, ad esempio, le prime scuole basche organizzate con l’appoggio del basso clero. Non appena, però, ETA opera delle azioni armate, il Regime cade nella spirale: Txabi Etxebarrieta, che nel 1967, all’età di soli 23 anni, ebbe a dire nel Primo Congresso Tricontinentale dell’Avana che grazie a ETA il Paese Basco “è chiamato a essere la Cuba dell’Europa Occidentale e il punto di partenza della sua Rivoluzione5, è un chiaro esempio delle intenzioni dell’organizzazione. Nel 1968, prima uccise un agente della Guardia Civil e, in seguito, fu egli stesso ucciso ad un posto di blocco. I suoi funerali si trasformarono in una mobilitazione di massa che subì una feroce repressione: a questa ETA rispose con l’uccisione di Melitón Manzanas, commissario di polizia e famoso torturatore. Ancora una volta la risposta del Regime è terribile: venne dichiarato lo stato d’emergenza in Gipuzkoa e centinaia di persone arrestate; 16 militanti di ETA furono portati in tribunale, nel famoso Processo di Burgos. Furono condannati a morte, ma una mobilitazione generale che partì dai Paesi Baschi e si diffuse prima allo Stato Spagnolo, poi in tutta Europa e in altri continenti, coinvolse militanti, lavoratori, intellettuali come Sartre, persino le alte cariche ecclesiastiche e le diplomazie di vari Paesi: alla fine, Franco fu costretto a concedere la clemenza e commutare le pene in ergastoli. La solidarietà internazionale di milioni di persone impose al Regime un passo indietro storico.

Il boom economico, che aveva contraddistinto lo Stato spagnolo e garantito una relativa pace sociale e indifferenza popolare verso le pratiche repressive del Regime, andava svanendo proprio agli inizi degli anni ’70. Le lotte operaie cominciavano a diffondersi non solo nei Paesi Baschi, ma anche in altre zone industriali. Lo stesso Regime non era più così stabile: la clemenza ai condannati di Burgos fu letta come segno di debolezza e lo stesso Franco era malato. I fragili equilibri di un Regime che si fondava sulla convergenza degli interessi tra la Falange (il partito di Franco), l’Esercito, la Chiesa Cattolica (principalmente l’Opus Dei) e l’alta borghesia (anche basca), si reggevano attorno alla figura del primo ministro Carrero Blanco. ETA individuò in lui l’obiettivo con cui sferrare un colpo mortale al Regime: dapprima pianificò di sequestrarlo, poi decise di ucciderlo per l’impossibilità di attuazione del sequestro. Il Commando Txikia6, incaricato dell’operazione e guidato da Argala7, lo fece saltare in aria: l’esplosione fu tanto violenta che la sua macchina si innalzò nel cielo per cadere all’interno del cortile di un palazzo8. Un volo spaziale. Il primo astronauta spagnolo della storia.

Dalla transizione democratica ai negoziati di Algeri

Nel 1973 ETA vive una delle varie scissioni che l’hanno caratterizzata nei primi due decenni di vita: da un lato, ETApolitico-militare (ETApm) crede che nello Stato spagnolo e in Euskal Herria ci sia una situazione pre-rivoluzionaria e fa venir meno le distinzioni tra l’attività militare, quella politica e degli altri fronti; ETAmilitare (ETAm), al contrario, intende mantenere assolutamente separate le sfere militare e politica (affinché questa non subisca una repressione incapace da sopportare); non crede, inoltre, nella fase pre-rivoluzionaria ma, piuttosto, nel fatto che la propria azione abbia aperto la strada alla formazione di una democrazia borghese e, nel periodo della transizione democratica, crede che le organizzazioni sociali e politiche debbano sfruttare la situazione e legalizzarsi. Argala analizzerà lucidamente i rischi dell’organizzazione politico-militare: l’unione dei nuclei politici con quelli militari espone tutta l’organizzazione all’infiltrazione di spie e informatori, come risultato della mancanza di compartimenti stagni. In effetti, la storia darà ragione ad Argala: dopo pochi anni la struttura di ETApm nello Stato spagnolo verrà completamente smantellata nell’ambito di due operazioni repressive attuate con le informazioni di un infiltrato, soprannominato “El lobo” (Il lupo). In questo modo ETAm, nonostante all’inizio fosse una scissione minoritaria dei politico-militari, acquisterà peso essendo rimasta l’unica organizzazione attiva nello Stato spagnolo.

Nel 1974, ETA, IRA (Irish Republican Army) e Fronte di Liberazione Nazionale Corso firmano la Dichiarazione di Brest, con la quale uniscono la lotta contro il “neocolonialismo” dei Paesi sviluppati rispetto alle nazionalità con la lotta per il socialismo. Nell’ambito degli Stati in cui agiscono stabiliscono un fronte comune e danno vita ad un’importante offensiva.

Con la morte di Franco il 20 novembre 1975 si apre una nuova fase politica: si entra nella transizione democratica. A capo del Regno di Spagna va, in qualità di erede direttamente scelto da Franco, Juan Carlos di Borbone: una monarchia che però si vuole dotare di una costituzione e rispettare le richieste degli altri Paesi europei in termini di democrazia rappresentativa e diritti civili e politici. Non è una transizione che si vive, tuttavia, in una fase di stabilità: la crisi economica cominciata nel 1973 e le contraddizioni di una transizione operata dagli stessi eredi del Franchismo destabilizzano la situazione. ETA sceglie, allora, di forzare la mano: tra il 1977 e il 1981 intensifica la propria attività arrivando ad uccidere più di 300 tra poliziotti e militari.

In questi anni si va strutturando il MLNV, composto da organizzazioni politiche, sociali e militari che condividono gli obiettivi comuni dell’indipendenza e del socialismo ma si differenziano per le pratiche utilizzate, che si cerca di far funzionare sinergicamente. Se ETA è l’apparato militare, si cerca di dare vita ad un partito politico dirigente (Herri Batasuna, Unità Popolare) e ad un movimento che raggruppi le istanze sociali e popolari. Il piano politico che si pone è quello della rottura democratica, che si oppone alla visione riformista della transizione: il MLNV contesta la continuità degli apparati politici, legali, militari del Regime franchista e definisce come obiettivo una rottura chiara e netta che, nel caso specifico basco, dovrà portare alla nascita di uno Stato Basco indipendente, socialista, riunificato ed euskaldun (che parla l’euskara)1. Argala, considerato come l’allora capo di ETA, chiarisce una visione molto importante dell’agire politico dell’organizzazione in relazione ai movimenti popolari:

“Né ETA, né Herri Batasuna, né KAS, né nessuna organizzazione, per grande che sia, può risolvere i problemi della classe lavoratrice basca. Solo il Popolo Lavoratore Basco può trovare una soluzione ai propri problemi“.

Se da un lato, abbiamo, quindi, le pressioni del MLNV sotto forma di incremento dell’attività armata di ETA, della proposta di un’alternativa politica (denominata Alternativa KAS1), dei movimenti di massa2, dall’altro, il PNV rientra appieno nella transizione riformista e rompe quindi le speranze di creazione di un blocco nazionalista unico, mentre i servizi segreti spagnoli, la Guardia Civil e gruppi paramilitari fascisti (che si avvalgono anche dell’aiuto di fascisti italiani) danno vita alla guerra sucia (guerra sporca), nella quale militanti del MLNV subiscono attentati, vengono rapiti e uccisi. Questa guerra sporca durerà per circa dieci anni, si concluderà “ufficialmente” sul finire degli ’80, e comporterà l’uccisione di più di 100 baschi, militanti e non. Alcuni compagni rapiti non sono mai stati ritrovati. Lo stesso Argala verrà fatto saltare in aria nella sua auto il 21 dicembre 1978, quando si trovava ad Angelu (Iparralde) come rifugiato politico.

In questo contesto il MLNV teorizza una nuova fase: abbandonare le speranze di vittoria militare e rivoluzionaria attraverso l’insurrezione armata e popolare; porre la negoziazione nel contesto di una strategia di guerra prolungata e di logoramento e di creazione di un nuovo rapporto di forza favorevole per ottenere conquiste irreversibili nel processo, appunto, di negoziazione. Ed è nel 1989 che si possono verificare questi passaggi: nelle Conversazioni di Algeri ETA si costituisce come soggetto negoziatore in un Paese solidale. I negoziati, però, terminano subito: la situazione internazionale, con la caduta del muro di Berlino, la Perestroika (cui era contrario il MLNV), furono fattori determinanti, tanto che il governo algerino fu costretto ad espellere la delegazione di ETA. Inoltre, c’è da considerare che le istituzioni basche sorte dopo la transizione e ratificate con lo Statuto di Gernika del 19791, si erano andate rafforzando e la leadership del PNV lasciava poco spazio all’alternativa immaginata dal MLNV.

Dai negoziati di Algeri alla tregua con Zapatero

Dopo i negoziati di Algeri, ETA subì una forte crisi di militanza e di operatività. Il MLNV, da parte sua, subì un calo organizzativo, sociale ed elettorale importante. La situazione internazionale, con la caduta dell’Unione Sovietica, non era più favorevole ai movimenti di liberazione.

Si rese necessario, quindi, un cambio di strategia, che Herri Batasuna approvò con la Mozione Oldartzen (Attaccando) nel 1994. Mentre si ampliava lo spettro degli obiettivi di ETA, andando a colpire cariche pubbliche e politici di partiti spagnolisti, lo sviluppo della Kale Borroka (lotta di strada) compiuta attraverso azioni e sabotaggi (principalmente bancomat, uffici, sedi di partiti, autobus, scontri con la polizia), si rimodellò un programma minimo nella forma di una nuova alternativa tattica, dal nome Alternativa Democrática, che doveva perseguire il fine di un nuovo negoziato con lo Stato e l’alleanza politica con altri partiti nazionalisti baschi. In questo modo, dunque, con il rafforzamento della tensione nelle strade si cercava di spingere PNV ed EA2 ad un accordo in favore dell’autodeterminazione in cambio della tregua; allo stesso tempo, si cercava di costringere lo Stato alla negoziazione politica.

Il ruolo della gioventù basca fu, in questa fase, sempre più importante: la Kale Borroka era, di fatto, la pratica di lotta principale ed ebbe una diffusione ed intensità senza precedenti. L’esperienza acquisita nelle azioni di strada sarebbe servita, poi, come terreno preparatorio all’entrata in ETA.

Dal canto suo, l’attività armata propriamente detta conobbe una recrudescenza, peraltro cominciata dal 1987 con l’attentato al supermercato Hipercor di Barcellona, nel quale morirono 21 persone3. Attraverso l’utilizzo del coche bomba (autobomba), e di attacchi sempre più diffusi verso obiettivi politici ed economici, ETA portò all’esasperazione una società che non aveva conosciuto tregua negli ultimi 40 anni. Un sintomo può essere individuato nelle mobilitazioni che seguirono il sequestro e l’assassinio di Miguel Angel Blanco, consigliere del Partito Popolare di Ermua (Biscaglia), nell’agosto del 1997.

Nel settembre 1998, però, ETA annunciò una nuova tregua in seguito all’accordo siglato tra il MLNV e PNV ed EA a favore di un’azione comune per l’autodeterminazione4. Nel maggio dell’anno successivo incominciò un nuovo negoziato con il governo Aznar5. Ancora una volta, i colloqui si interruppero dopo poco tempo: ETA avanzò una nuova proposta ai partiti nazionalisti baschi, nella quale individuava come obiettivo comune un referendum da svolgersi in tutte le province, incluse quelle del Nord. Dopo il rifiuto degli altri partiti, la tregua terminò ed ETA ricominciò ad attaccare.

Lo scenario interno andava cambiando rapidamente. Lo Stato spagnolo incominciò azioni repressive sempre più forti e invasive anche dei movimenti popolari e sociali, giungendo a chiudere giornali (Egunkaria) e proponendo un nuovo teorema: “todo es ETA” (tutto è ETA). Questo teorema, forte del piano mediatico allineato al regime spagnolo e della mobilitazione di forze sociali anti-ETA, creò una condizione repressiva che, nel giro di pochissimi anni, strinse la Sinistra Indipendentista all’angolo. Vennero pian piano dichiarate illegali gran parte delle organizzazioni, incluse la coalizione Batasuna (Unità) e l’organizzazione giovanile Segi (Continuare), proibendo, di fatto, il lavoro di massa. Centinaia di persone non coinvolte con ETA vennero incarcerate dagli inizi dei Duemila con l’accusa di terrorismo e appartenenza a banda armata. Il Governo Aznar tentò, inoltre, di attribuire a ETA la responsabilità dell’attentato dell’11 marzo 2004 alla stazione ferroviaria di Atocha, Madrid, che fece 190 morti: fortunatamente, dopo pochi giorni la verità venne a galla con la rivendicazione dell’attentato di gruppi riconducibili ad Al-Qaeda. Questo goffo ma grave tentativo di depistaggio contribuì alla sconfitta elettorale di Aznar e alla vittoria del “socialista” Zapatero, con il quale ETA incominciò un nuovo processo di negoziato nel 2006. Anche questo tentativo non condusse ad alcun risultato e nel 2007 ETA ricominciò le attività armate con una capacità logistica e d’intensità inferiore, pur assestando importanti colpi contro obiettivi militari.

Nel 2009 un dibattito prese piede all’interno del MLNV, che ha portato alla dichiarazione unilaterale di cessate il fuoco definitivo da parte di ETA il 20 ottobre 2011.

Marc Légasse

Txikia, Pantxo e Peio

Txikia zuen guda izena
bera gizon osoa izan arren
Mendizabal, Sasetaren urrena
biak txiki, bizkor eta lerden
Saseta hil zen gudarien aurrean
Mendizabal hil zaigu bakarrik
baina biek daukate Herri osoa
atzo ta gaur heien atzetik
Euskadirentzat hil dira ta
gorputzak arantzaz beterik.

Arro hadi Kantauri Itsasoa
ta heien betiko loa
betiko kanta zak.
Geroari esaiok olatuetan
Herri-izarrak ez direla itzaltzen,
gure haurrek biharko ikastoletan
heien izenak abestu ditzaten,
Herriarentzat biak hil bait ziren.

——-

Come nome di guerra aveva “Piccolo”,
anche se era un uomo d’un pezzo,
Mendizabal il successivo di Saseta,
entrambi piccoli, veloci e forti.
Saseta morì di fronte ai soldati,
Mendizabal è morto da solo,
però entrambi hanno dietro un popolo intero
ieri e oggi dietro di loro,
Poiché morirono per Euskadi
con spine piantate nel corpo.

Sii oroglioso Mar Cantábrico
e canta il loro sogno per sempre,
e dì alle onde che nel futuro
i vecchi popoli mai si spegneranno.
I nostri bambini nelle scuole di domani
canteranno i vostri nomi,
morirono entrambi per un popolo.

 

1 Euzko Gaztedi, Gioventù Basca.

2 Euskadi Ta Askatasuna, Paese Basco e Libertà. Ad oggi continua a definirsi “organizzazione socialista rivoluzionaria basca di liberazione nazionale”.

3 Da alcuni dati risulta che nel 1970 la popolazione autoctona basca fosse di 1.600.000 persone, mentre quella immigrata di circa 700mila.

4 Significa “piccolo”, per via della statura. In una lettera scritta alla sorella prima di essere fucilato, parafrasando Che Guevara, disse: “Mañana, cuando yo muera, no me vengáis a llorar. Nunca estaré bajo tierra, soy viento de libertad” (Domani, quando morirò, non venite a piangermi. Mai starò sotto terra, sono vento di libertà).

5 José Manuel Azcona, Matteo Re, Guerrilleros, terroristas y revolución (1959-1988). Identidad marxista y violencia política de ETA, Brigadas Rojas, Tupamaros y Montoneros, Iruñea-Pamplona, Thomson Reuters Aranzadi, 2015, p. 80.

6 Il commando prendeva il nome da un altro militante ucciso dalla polizia pochi mesi prima: Eustakio Mendizabal, detto appunto Txikia.

7 Al secolo Joxe Mikel Beñarán Ordeñana. Argala significa “magro”.

8 Per saperne di più, c’è il film di Gillo Pontecorvo Operación Ogro (dal nome dell’operazione: ogro in spagnolo significa “orco”, ed era l’appellativo dispregiativo con cui ci si riferiva a Carrero Blanco), e il libro di Eva Forest riedito recentemente da Red Star Press dal titolo, appunto, Operazione Ogro.

9 Va comunque considerato che, pur rifiutando la continuità con le istituzioni franchiste, il MLNV cercherà di utilizzare quelle uscite dalla transizione partecipando alle elezioni.

10 KAS, Koordinadora Abertzale Sozialista, Coordinamento Indipendentista Socialista.

11 Le lotte operaie per tutto l’arco degli anni ’70 e ’80 sono innumerevoli; le manifestazioni sono all’ordine del giorno. Inoltre, un movimento contro la costruzione della centrale nucleare di Lemoiz raggiunge, probabilmente, i risultati più elevati in termini di partecipazione: al corteo del 14 luglio 1977 a Bilbao partecipano circa 200mila persone, il più alto numero mai raggiunto. In sostegno della lotta di massa si pone l’attività armata di ETA che martella il cantiere con attacchi di vario tipo: alla fine il progetto verrà annullato perché era impossibile garantire la sicurezza e l’ordine pubblico.

12 Sulla cui approvazione, tramite referendum, si giocò un’importantissima partita: l’astensione del 32 % significò un importante risultato di consensi verso la posizione “rupturista” del MLNV.

13 Eusko Alkartasuna, Solidarietà Basca, scissione del PNV; di ispirazione socialdemocratica.

14 Va sempre considerato che ETA, come pratica che era solita adottare, dopo aver piazzato l’esplosivo avvisò la polizia spagnola: questa non evacuò l’edificio e fece ricadere tutta la responsabilità su ETA.

15 Accordi di Lizarra-Garazi, dalle località in cui avvennero gli incontri.

16 Governo del Partito Popolare. Tra l’altro, nel 1995 ETA aveva tentato di uccidere José María Aznar.