LE ISTITUZIONI CHIUDONO, LA COMUNITÀ RIAPRE – Sul Campo di calcio di Villa Gordiani

0 Posted by - 20 maggio 2017 - METROPOLI vs TERRITORI

Villa Gordiani è un quartiere che si sviluppa ai lati di via Prenestina, nel quadrante di Roma Est. Prende il nome dall’omonimo Parco, istituito negli anni ’30 del secolo scorso e ricco di frammenti archeologici. Una parte significativa è composta da case popolari costruite principalmente negli anni ’50. Negli stessi anni in cui queste venivano costruite vedeva la luce anche un campo di calcio all’interno del Parco. Un campo che, in questi decenni, ha ospitato centinaia, forse migliaia di partite che attiravano ogni domenica tanti abitanti del quartiere. Impossibile calcolare quanti ragazzi abbiano calpestato la terra di quel rettangolo. Ci hanno giocato squadre non gloriose dal punto di vista dei meriti sportivi, ma sicuramente importanti in quanto punto di riferimento in un quartiere periferico i cui unici luoghi di socialità erano la piazzetta, i muretti, i cortili dei lotti delle case popolari.

Oggi l’amministrazione municipale si è messa in testa di smantellare il campo, farlo diventare “area verde” e, al posto della casetta dei vecchi custodi, istituire un Centro documentale. La direttiva è dell’8 maggio scorso. Per le sorti alterne di questi ultimi anni, rimandiamo – per sinteticità – all’articolo apparso su Romatoday qualche giorno fa, mentre su alcuni passaggi degli ultimi due anni è bene fare un po’ di chiarezza, perché è stato detto tanto sul campo: che era abbandonato, che così non serve a nulla, che i progetti di riqualificazione costano troppo, e bla bla bla. Perché se qualcuno, dalla propria tastiera o dalla poltrona politica su cui siede o sedeva, parla, o meglio blatera, nel frattempo ci sono tanti e tante che hanno agito, si sono rimboccati le maniche, sporcati fisicamente le mani, fatti un culo così. Ed è bene ristabilire un ordine di rispetto e credibilità che non si guadagna col parlare ma con l’impegno concreto.

Quasi due anni fa cominciammo a riunirci fra compagni del Collettivo Promakos, ragazzi del quartiere e studenti medi di zona per dar vita ad un progetto sociale di costruzione di una squadra di calcio popolare di Villa Gordiani. Potevamo muoverci, appunto, su un retroterra che aveva già conosciuto una squadra di quartiere, quindi decidemmo di dare al progetto il nome di Riportiamo il calcio a Villa Gordiani. Abbiamo passato molto tempo a discutere, a confrontarci su cosa voglia dire, per noi, calcio popolare. Poi abbiamo iniziato a spostarci su un livello comunicativo e pratico, fatto di striscionate, volantini, tazebao, per provare a sensibilizzare un quartiere sicuramente bendisposto ma assopito nella routine della vita di periferia.

Le prime iniziative pubbliche sono di poco più di un anno fa: andavamo dentro il Parco, disegnavamo un campetto, mettevamo due porticine e coinvolgevamo i bambini che si aggiravano nei dintorni. E contemporaneamente volantinavamo e parlavamo con i genitori e con gli “avventori” del Parco. Un giorno d’aprile, poi, abbiamo organizzato anche un dibattito sul calcio e uno spettacolino teatrale. Sempre dentro il Parco, ma fuori dal Campo.

Iniziativa del 16 aprile 2016

A giugno-luglio abbiamo pensato che le proiezioni degli Europei potessero essere un ottimo momento di aggregazione e socialità per il quartiere: i risultati sono andati oltre ogni più rosea previsione, visto che ad ogni partita dell’Italia possiamo dire, senza rischio di azzardo, che fossero presenti quasi 300 persone. Riunite per vedere insieme la partita nel Parco del proprio quartiere. Con la finale abbiamo provato a fare un passo ulteriore: abbiamo riaperto il Campo, ne abbiamo pulito una parte e fatto la proiezione. “Pulire una parte” significava “deforestare” da piante alte quanto noi; fare la proiezione significava autorganizzarsi in tutto e per tutto, dal telo, al proiettore, al generatore, alle casse, all’antenna. Un lavoro difficile, ma che svolto collettivamente ci ha reso felici dei risultati che abbiamo raggiunto.

10 luglio 2016: proiezione della finale degli Europei dentro il Campo

In autunno abbiamo continuato a pulire di tanto in tanto il campo senza però proporre iniziative pubbliche: diciamo che autunno e inverno non sono proprio favorevoli in termini climatici alle iniziative all’aperto. Ci siamo però concentrati sull’organizzazione di una giornata, la domenica di Carnevale, molto riuscita: giochi per i bambini, torneo di calcetto, pranzo sociale, musica, decine di persone. In quell’occasione eravamo riusciti a pulire gran parte del campo: certo, non a fondo, ma comunque fruibile.

Ad aprile ritorniamo a pulire il campo: è diventato una distesa di papaveri. Tutto molto bello, se non fosse per la beffa che al di là della recinzione non ci sia nemmeno un papavero. E soprattutto quello è un Campo di calcio, non un tipico quadretto olandese. Ci mettiamo d’impegno, raccogliamo il sostegno e l’aiuto di altre persone del quartiere, liberiamo una metà: ci serviva per ricominciare, il 7 maggio, con i tornei di calcetto. E così avrebbe dovuto essere, in condizioni normali, anche per domenica 21.

Una delle tante giornate di pulizia del Campo

In questi quasi due anni avremmo potuto fare di più e non vogliamo nasconderci dietro un dito: abbiamo avuto difficoltà organizzative, principalmente dettate dai numeri, dagli impegni, dal fatto che ognuno di noi oltre ad una vita privata conduce anche lotte in altri ambiti e temi. L’impegno che abbiamo messo è stato tanto, forse abbiamo avuto qualche mancanza, magari anche fatto degli errori, ma ad aprile scorso avevamo deciso di dare una svolta e produrre l’accelerazione giusta che ci portasse ad iscrivere la nascente squadra al prossimo campionato di Terza categoria. E in realtà riuscire a fare questo non è un problema insormontabile: la registrazione dell’Asd è alle porte e per raggiungere la cifra necessaria all’iscrizione e a tutte le altre spese stiamo per lanciare una campagna di raccolta fondi. Ci basta accelerare e abbiamo tutte le capacità per farlo.

La grande incognita è sempre stata sul Campo: a gennaio andammo a parlare con l’assessora a Cultura e Sport del V Municipio. Ci aveva assicurato che l’amministrazione avrebbe prodotto un bando per l’assegnazione. Allo stesso tempo, alcune uscite informali ci avevano infuso il sospetto della volontà di smantellare il Campo. In risposta abbiamo delineato alcuni punti su cui strutturare una raccolta firme che, al momento, conta su centinaia di sottoscrizioni.

La decisione del Municipio è folle per vari motivi: per smantellare il campo, gli spogliatoi e ristrutturare la casetta per trasformarla in centro documentale, servono gli stessi soldi che potrebbero essere utilizzati per mantenere e ripristinare una struttura sportiva già esistente. Inoltre, viviamo in un Paese che sullo sport e sull’accessibilità a esso non ci crede e non ci punta: le strutture sportive sono sempre di meno, quelle di proprietà pubblica vengono abbandonate e lasciate all’incuria, si fanno strada quelle private. In altre parole, anche sul tema sportivo e calcistico c’è un devastante disimpegno pubblico, mentre rimangono e avanzano solo le società sportive che devono lucrare e fare profitti. Il capitalismo italiano applicato allo sport. Se guardiamo a Villa Gordiani nello specifico, l’esempio è ancor più emblematico: la struttura pubblica è abbandonata, e centri ricettivi sono quelle 2 o 3 società sportive che chiedono centinaia di euro ogni anno per iscrivere un bambino alla scuola calcio, che hanno disponibilità di campi e campetti da affittare a pagamento. Un quartiere, quindi, dove il calcio è quasi completamente mercificato. Se non consideriamo i ragazzi che giocano in piazzetta. E questa scelta municipale suona anche come beffa per chi sta cominciando a rivendicare con forza una soluzione a problemi comuni e diffusi: le case popolari sono fatiscenti e le manutenzioni non vengono fatte; non che questo dipenda dall’amministrazione municipale, ma se questa avesse a cuore i problemi reali farebbe qualcosa in tal senso. Villa Gordiani è invasa, già adesso e come ogni anno, dagli scarafaggi, il Parco anche dai topi: si vuole smantellare un campo per trasformarlo in area verde, ma il resto dell’area verde su cui sorge non vede alcuna manutenzione, così come il quartiere è abbandonato a se stesso. Altre strutture che offrono servizi al quartiere sono sotto sgombero o a rischio chiusura.

Questo è il quadro di desertificazione entro cui iscrivere la decisione di smantellamento del Campo: è il quadro classico dei quartieri popolari romani, in cui i servizi mancano, i rifiuti vengono raccolti molto meno spesso dei quartieri ricchi, in cui mancano luoghi di socialità che non siano commercializzati, in cui lo Stato si palesa solo per togliere, mai per dare. Problemi piccoli, problemi grandi. Sommati creano esasperazione.

Dicevamo che Villa Gordiani è un quartiere assopito: negli ultimi tempi, però, si sta risvegliando grazie alla lotta contro gli sgomberi delle case popolari che vede la partecipazione di decine di persone. Oggi la sfida deve muovere contemporaneamente su piani diversi: bisogna difendere quel minimo che abbiamo e passare al contrattacco. Dobbiamo lavorare affinché il quartiere torni ad essere una comunità che unifica i diversi problemi e istanze in una rivendicazione complessiva.

Il progetto proposto da Riportiamo il calcio a Villa Gordiani può svolgere una funzione fondamentale: si inserisce nel solco della critica dal basso al calcio moderno, nella proposta di uno sport basato sull’aggregazione e la solidarietà contro la mercificazione imperante, nella diffusione di squadre popolari su tutto il territorio nazionale. In questo senso la lotta per il Campo di calcio non è solo difensiva, non è il classico “NO” per cui i movimenti vengono spesso criticati. È un NO che rafforza un SI. È negare per proporre. È la difesa di un minimo già esistente necessaria per la costruzione di qualcosa di concreto.

Non sarà facile, perché se fino a poco tempo fa potevamo chiedere l’assegnazione del Campo ad un’amministrazione sorda e incapace, oggi siamo costretti a difendere quello stesso Campo da un’amministrazione nemica delle istanze del quartiere. Vincere è d’obbligo: per farlo abbiamo bisogno del sostegno e della mobilitazione degli abitanti di Villa Gordiani e della solidarietà delle persone e dei compagni degli altri quartieri della zona.

IL QUARTIERE HA BISOGNO DEL CAMPO

IL CAMPO HA BISOGNO DEL QUARTIERE!

Riportiamo il calcio a Villa Gordiani