LAS PATRONAS CONTRA LA BESTIA

0 Posted by - 26 maggio 2017 - STORIE

In alcuni Paesi dell’America Latina si aggira la Bestia. No, non è figura mitologica o un personaggio delle fiabe che incute timore e fascino. La Bestia in questione fa parte del mondo reale ed ogni anno miete migliaia di vittime. La Bestia è un treno merci che attraversa i Paesi del nord del Sud America per giungere negli Stati Uniti; trasporta tutti beni che riguardano il primo settore dell’economia, ortaggi, frutta, grano e minerali.

Migliaia di guatemaltechi, honduregni, messicani, salvadoregni e cubani ogni giorno salgono sulla Bestia, che percorre all’incirca 5.000 km di strada, attaccati ad essa come mosche sul dorso di un bufalo, per scappare dalla povertà e dalla guerra dei cartelli della droga per trovare fortuna e salvezza negli Stati Uniti.

Intere famiglie intraprendono questo viaggio estenuante illegalmente da un capo all’altro del Messico senza sapere se giungeranno sani e salvi alla meta. Per loro rappresenta l’unica speranza e l’unico modo per non essere fermati dai controlli dei funzionari dell’immigrazione e dalle forze armate territoriali e statali. I migranti che ogni anno salgono sulla bestia sono centinaia di migliaia di vittime e purtroppo non tutti riescono a sopravvivere. Sono appollaiati sul tetto di ogni vagone, alcuni di loro si nascondono tra un convoglio e l’altro per non essere scoperti, molte volte si addormentano e come il treno prende una curva vengono sbalzati fuori dai binari rimanendo spesso mutilati – infatti alcuni Messicani vengono riconosciuti come invalidi della bestia – altri invece non ce la fanno e la Bestia li divora.

Quando la Bestia attraversa il povero villaggio di Veracruz, in Messico, avviene un fatto straordinario che va al di là di qualsiasi racconto mitologico o fantastico perché si tratta di un piccolo miracolo di umanità. Circa 22 anni fa, due sorelle, mentre passavano di lì dopo aver fatto la spesa per la colazione da dare alle loro famiglie, ad un certo punto sentono, quasi più forte dello sferragliare del treno, delle grida di persone che urlavano “madre tenemos hambre” (mamma abbiamo fame), loro istintivamente lanciano il sacchetto con quel poco che avevano sul tetto del treno per sfamare almeno due delle migliaia di migranti che si trovavano sulla Bestia.

Questo piccolo gesto ha dato vita ad una catena di solidarietà da parte di tutti gli abitanti del villaggio di Veracruz che da 22 anni, a proprie spese, preparano ogni giorno un sacchetto con razioni di cibo e acqua da lanciare ai migranti che vengono trasportati dalla Bestia. Ogni giorno, uomini e donne, al momento del passaggio del treno, si affacciano per cercare di lanciare i sacchetti di cibo ai migranti. Il loro lancio sembra quasi una disciplina olimpica, sono diventate espertissime e non sbagliano mai un lancio. Vengono chiamate “Las Patronas”, il nome viene dal villaggio da cui provengono e il significato in italiano, facilmente intuibile, è molto evocativo: le Sante Patrone. Hanno iniziato questo atto di solidarietà nel 1995 completamente da sole, da un po’ di anni vengono aiutate dalle ONG internazionali e sono state riconosciute come le guardiane dei migranti.

In questo villaggio di umanità e solidarietà, le sue donne sono state protagoniste di un documentario – “Llévate mis amores” (Porta con te i miei amori) del 2014 diretto da Arturo González Villaseñor – che ha vinto importanti premi come la seconda edizione del Concorso Internazionale di Film-Documentari su Migrazione ed Esuli (Ceme-Doc). Purtroppo il documentario è difficile da reperire, ma su internet si trovano moltissimi video che testimoniano e mostrano l’amore di queste donne nell’aiutare i migranti in difficoltà.

La storia de Las Patronas dovrebbe essere conosciuta in tutto il mondo, uscire dagli Stati dell’America Latina per affacciarsi ai Paesi occidentali, affinché ne prendano l’esempio. Pensate, queste donne aiutano persone che non hanno mai visto e che non rivedranno mai e sono disposte a cedere quei pochi viveri che hanno per sfamare almeno una piccola parte di loro. In un periodo in cui le politiche sui flussi migratori si fanno sempre più rigide e il tema dell’accoglienza è ormai argomento ostico, vedi la nuova politica a riguardo dell’attuale governo Trump negli Usa e in alcuni Paesi d’Europa, tra i quali il nostro con la recente approvazione della legge Minniti-Orlando. Dove si costruiscono muri e si firmano ordini esecutivi di espulsione immediata, dove la paura del diverso oscura i reali problemi che affliggono i nostri territori, questa storia potrebbe risultare anacronistica o, peggio, fantasiosa.

Nell’epoca in cui le barriere del pregiudizio e del razzismo la fanno da padrona, capitanati da una demagogia disarmante sia della classe politica che dei comuni cittadini, riscontriamo, invece, che un piccolo villaggio riesce a buttarle giù grazie ad un gratuito atto d’amore e accoglienza pur essendo, quest’ultima, di passaggio.

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