LO SPETTRO DEL FASCISMO IN VENEZUELA

0 Posted by - 12 luglio 2017 - INTERNAZIONALISMO

Era praticamente inevitabile che la crisi in Venezuela desse vita allo spettro del fascismo. Con 80 morti e incessanti scontri di piazza, con la nazione che si ritrova tra un’incerta burocrazia e un’opposizione della vecchia guarda, si sta ormai preparando il terreno all’ingresso di nuovi attori radicali.

Il 27 giugno la già critica situazione ha preso una nuova piega quando un elicottero dirottato della polizia è stato usato per attaccare diversi palazzi governativi. Il Ministero degli Interni e della Giustizia e la Corte Supera sono stati gli obiettivi di un attacco a base di granate che non ha provocato morti.

https://www.youtube.com/watch?v=OYgZxnGflOU 

Ciò che dovrebbe attirare l’attenzione è il video rilasciato durante l’assalto da Oscar Alberto Perez, un ufficiale proveniente dalla polizia penale, criminale e scientifica del Venezuela. Perez non ha solo partecipato all’assalto, ma ha dichiarato di essere parte di una rete segreta composta da poliziotti e forze armate decisi a porre fine al governo di Nicolas Maduro.

L’azione è stata a dir poco cinematografica nei suoi piani. Il video di Perez conteneva una dichiarazione oscura, con tanto di ombre nere e armi militari. L’uomo guardava l’obiettivo con un fare minaccioso che ricorda Mussolini, indossando persino un’uniforme militare. Dietro Perez si stagliavano uomini mascherati, con occhiali da sole e armi in mano. E’ il lavoro di qualcuno che sa come dare una certa immagine.

Prima di diventare un golpista, Perez lavorava anche come attore di film di serie b in Venezuela, interpretando ruoli da macho in film come “Morte sospesa”. Persino guardando i suoi film si può notare lo sguardo gelido con il quale nel video proclama che la liberazione dal marcio socialismo internazionalista è vicina.

Molti media mainstream si sono concentrati sulle dichiarazioni violente di Perez riguardo al “riportare l’ordine costituzionale”. Ma ascoltiamo più da vicino altre espressioni e parole che usa nel video. Danno bene l’idea del modo di pensare tipicamente fascista che ha pervaso l’America Latina almeno a partire dalla guerra civile spagnola. Nel video, Perez sposa l’idea di un sacrificio in nome della nazione insieme ad un forte idealismo cristiano. Indicando un laccio blu stretto al braccio sinistro, dichiara “noi stiamo usando questo simbolo perché indica il colore di Gesù Cristo che è con noi”. L’uomo identifica se stesso e i suoi camerati come “nazionalisti, patriottici e istituzionalisti”. Verso la fine, dichiara: “siamo guerrieri di Dio, e la nostra missione è di vivere al servizio del popolo. Lunga vita al Venezuela!”. I centurioni mascherati che gli stanno dietro alzano i pugni insieme al sedicente liberatore e ripetono la sua ultima frase. Il linguaggio usato da Perez evoca gli slogan del leader fascista Francisco Franco, che una volta disse “Risponderò solo a Dio e alla storia”. Speriamo che non si metta a coniare anche lo slogan del comandante franchista Josè Millan Astray che rese celebre il grido “Viva la morte”.

Non sorprende che una parte dell’opposizione venezuelana abbia condannato l’intero episodio come un’operazione messa in piedi dal governo di Maduro per giustificare le misure prese contro le continue mobilitazioni. Fino ad ora molte figure di spicco dell’opposizione si presentavano come i vecchi guardiani della società vestiti con la polo, il cappellino da baseball e con i tipici atteggiamenti che hanno gli studenti delle scuole private sudamericane. Il leader principale dell’opposizione, Henrique Capriles Radonski, ha sempre trasmesso l’immagine di un uomo con la testa sulle spalle, adatto ad attraversare le strade di Westwood o Beverly Hills in qualità di avvocato o giovane laureato in finanza.

Questi personaggi hanno avuto successo grazie ad una crisi economica disastrosa e ad un governo incasinato. Ciò nonostante non hanno avuto la progettualità e la capacità di dare vita ad una rivoluzione. Questa è l’unica ragione – oltre al fatto che vengono identificati con l’alta società venezuelana- per cui non potranno mai competere con l’immagine dell’ultimo Hugo Chavez.

Mentre i prezzi del petrolio stavano salendo velocemente, e Chavez sembrava capace di bypassare le strutture capitalistiche del paese per mettere in atto il suo progetto, gente come Radonsky non avrebbe mai potuto competere con il leader vestito di rosso.

Ora, con Chavez morto e un Maduro molto meno carismatico, ecco emergere i primi segni di un fascismo rivoluzionario che usa l’immagine e la violenza per ottenere consensi.

In qualità di attore, Perez sapeva come gestire la messa in scena dell’elicottero di modo da renderlo veramente teatrale. Uno striscione appeso ad un lato dell’elicottero recitava “Libertà. Articolo 350”.

Il gesto teatrale richiama la sezione della costituzione venezuelana in cui si dà ai cittadini il diritto di ribellarsi contro un regime tirannico. Per ironia della sorte, si tratta della costituzione approvata con Chavez quando assunse il potere nei primi anni Novanta. Ma ciò che conta è l’impatto dell’immagine. Fino ad ora l’opposizione venezuelana non ha avuto alcun briciolo di romanticismo politico. Perez ha colto il bisogno di gesta eroiche, proponendole nella versione oscura dell’arte fascista.

La situazione in Venezuela è uno strano mix tra escalation e punto morto. L’opposizione ha guadagnato abbastanza consenso da rappresentare quantomeno una minaccia elettorale al governo di Maduro, ma non hanno ancora la capacità di penetrare tra i poveri e la classe operaia, ancora molto legati a quanto rimane dei programmi sociali del chavismo.

Se dovesse emergere un movimento nazionalista capace di insediarsi tra gli oppressi, allora i rapporti di forza potrebbero pericolosamente cambiare.

Già ci sono i primi avvertimenti che movimenti fascisti di vecchia data, ancora poco in forze, stanno tentando di emergere grazie all’attuale crisi. Primo tra tutti il movimento ORDEN: movimento nazionalista, che vantano un sito internet decisamente appariscente, video ben fatti e un quotidiano. Il logo del gruppo richiama il cavallo bianco della bandiera nazionale trasformandolo in un cavallo bianco vicino ad un fulmine.

Come Alba Dorata in Grecia, Orden si appropria dell’idea di salvezza nazionale mentre fa mostra dell’iconografia fascista. E’ facile ritrovare alcuni cartelloni di ORDEN tra le manifestazioni dell’opposizione. Non sono sicuramente rappresentativi delle correnti domanti nell’opposizione, ma se la situazione dovesse precipitare velocemente potrebbero avere delle opportunità di successo.

L’opposizione ha portato avanti azioni di sabotaggio e violenza indirizzati a precisi simboli sociali del governo per rendere questo conflitto quanto più ideologico. Il sito Venezuela Analysis riporota che gruppi anti-governiativi hanno dato fuoco a 50 tonnellate di cibo presso un centro governativo di distribuzione nello stato di Anzoategui. Alcune scritte sono state alsciate sui muri, come “Dannati chavisti”.

Questo si aggiunge ai recenti omicidi di attivisti chavisti, linciaggi e incendi di presunti chavisti nelle strade, oltre all’assassione del giudice Nelson Antonio Moncada Gomez, coinvolto nella sentenza con cui è stato condannato al carcere Leopoldo Lopez.

Lopez è accusato di aver guidato le violenti proteste del 2014. Anche se figure di spicco dell’opposizione come Radonski, Machado o Lopez non appoggiano apertamente queste zioni incendiarie, la sete di sangue crescerà.

E’ un terreno tossico, pronto per la rinascita delle forze fascite. Mentre Maduro prosegue la pianificazione dell’assemblea costituente, ora è avvisato del fatto che un rovesciamento del sistema verrà insieme ad uno scontro armato.

Il dissenso strisciante tra i ranghi bolivariani è stato reso evidente dall’aperta sfida lanciata dall’avvocata generale Luisa Ortega, che è ora stata colpita da un divieto di lasciare il paese e dal congelamento dei beni disposti dalla Corte Suprema. Questa situazione surreale dà l’impressione di un governo alle prese con le proprie personali lotte di potere. L’ago della bilancia saranno le forze armate.

Se una figura quale Perez dovesse emergere dai vertici militari, allora saranno i carriarmati a risolvere la questione come fu in Cile nel 1973 o in Egitto nel 2013. E’ significativo che Perez non sia stato ancora catturato dalle forze armate, nonostante gli sforzi del governo. Il problema si porrebbe se Perez dovesse avere alleati tra le forze armate o tra settori governativi.

Non si può prevedere se l’assemblea costituente cambierà le cose in Venezuela, con Maduro che sembra voler fare sempre più concessioni alla business class mentre rilascia dichiarazioni populistiche sulle consultazioni di strada e su un aumento indefinito dei salari minimi. L’esperimento bolivariano non ha mai avuto una chiara, definita teoria o modello di riferimento; Chavez ha sempre dato l’impressione di improvvisare ed eventualmente correggere gli errori dal 1998 alla sua morte nel 2013.

Rompendo con il modello marxista del secolo precedente, Chavez sembrava puntare ad una graduale trasformazione per fasi, alcune volte più chiare altre meno. A che punto il processo fosse arrivato è una domanda rimasta tragicamente senza risposta dopo la malattia e la morte di Chavez.

Ora Maduro si trova in uno strano limbo socialdemocratico, con Perez che segnala l’emergere di una chiara, precisa rinascita di un fascismo desideroso di distruggere l’intero progetto bolivariano. La valuta venezuelana ha perso il 99,8% del suo valore negli ultimi 5 anni, e il paese si trova a lottare con non più di 10 miliardi rimasti nelle sue casse. Non si tratta del fallimento del socialismo, come la classe capitalista continua ad affermare, ma il risultato di un improvvisato tentativo del 21 secolo di riformare radicalmente un paese basandosi su un bene finito, il petrolio, che però non è mai riuscito a modificare in profondità il tessuto sociale del paese.

Il rischio è che il fascismo, essendo stato allevato dalle classi dominanti e dal sistema economico globale, sa sempre chiaramente cosa vuole e in che modo ottenerlo. Perez nel suo video proclama esplicitamente nazionalismo e religione come il suo credo di riferimento. Come evidenziato da Enzo Traverso nel suo libro Fire and Blood: The European Civil War 1914-1945, uno studio sulle guerre europee e sulle loro origini ideologiche, il Franchismo in Spagna definì chiaramente i termini di “patriottismo e anti-patriottismo”. E’ questo il modo in cui Perez e altri gruppi simili a ORDEN definiscono la lotta interna al Venezuela, come una guerra tra i nazionalisti e gli avversari infettati dell’idea straniera (soprattutto cubana) del socialismo e dell’internazionalismo; si pensi alle continue accuse, da parte dell’opposizione, nei confronti dei generosi accordi a base di petrolio tra il Venezuela e i suoi alleati. Pur non trovandosi in mezzo ad una guerra civile, il Venezuela si trova in una feroce contrapposizione sociale tra chiari antagonismi ideologici.

La grave situazione venezuelana andrebbe guardata da vicino da parte dei movimenti di sinistra americani. Muovendosi ancora nella nebbia del post-guerra fredda, movimenti come Die Linke in Germania, Podemos in Spagna e Syriza in Grecia tentano di agire all’interno delle irrequiete acque sociali mentre nuove forze reazionarie, basate sul culto del sangue e della patria, si organizzano. Mentre la sinistra cerca di scoprire cosa deve offrire nell’era dell’austerità Trump, rappresentante di una violenta ideologia reazionaria, offre chiare soluzioni sciovinistiche. Si serviranno di azioni esteticamente convincenti, coraggiose, facendo apparire gli avversari come dei vecchi burocrati. In questo senso, il rischio non è tanto che il fascismo diventi l’ideologia imperante in Venezuela, quanto il modo in cui potrebbe sfruttare l’attuale situazione di frammentazione.

Ai quadri della rivoluzione viene chiesto di combattere per un progetto che è ancora incerto e non ben definito.

Il fascismo potrebbe allora entrare dalla porta sul retro, offrendo la rassicurazione della bandiera sventolante e della tradizione. Il tempo dirà se la popolazione stanca delle violenze e dell’incertezza tornerà indietro o se aspetterà di vedere cosa succeda. Perez avrà anche avuto solo 15 minuti di celebrità, ma sono 15 minuti che potrebbero parlare di una tempesta in arrivo.

Articolo tratto dal sito https://www.versobooks.com/blogs/3307-the-specter-of-fascism-in-venezuela scritto da Alci Rengifo.

Traduzione Ebe