CATALOGNA: DOPO IL COLPO DI STATO PROSEGUE LA MOBILITAZIONE POPOLARE

1 Posted by - 22 settembre 2017 - INTERNAZIONALISMO

Un resoconto del Colpo di Stato

Mercoledì 20 settembre, a Barcellona e nel resto della Catalogna, si è vissuta una giornata intensa, piena di tensione e incertezza, ma anche di fraternità e speranza. Il giorno è cominciato con la notizia che la Guardia Civil – in un’operazione denominata “Anubi”, il dio egizio dei morti – stava perquisendo varie sedi del governo catalano (affari sociali, economia e finanza, affari esteri, amministrazione pubblica) e alcune imprese private e fondazioni legate all’indipendentismo e, contemporaneamente, stava arrestando delle alte cariche del Governo catalano. La reazione nelle reti sociali è stata immediata e migliaia di persone si sono mobilitate fin dalle prime ore: la città di Barcellona è stata inondata da numerosi presidi davanti alle sedi occupate dalla polizia e hanno iniziato a diffondersi le chiamate alla disobbedienza, allo sciopero generale e la rivendicazione che le strade sono del popolo.

Più tardi, mentre la maggioranza della gente si era concentrata nei punti in cui la Guardia Civil faceva perquisizioni, è giunta la notizia di agenti incappucciati e in antisommossa della Policia Nacional che tentavano di entrare, senza alcun ordine giudiziario, nella sede della Candidatura d’Unitat Popular (CUP): un’azione che è sembrata assomigliare più ad una provocazione per generare scontri che ad un ordine espresso di un procuratore per cercare materiale e disarticolare la realizzazione del referendum. Ancora una volta la cittadinanza ha risposto e, in pochi minuti, la sede nazionale della CUP è stata circondata da più di mille persone con l’obiettivo di impedire la perquisizione illegale.

Nel resto dello Stato spagnolo, mentre i partiti costituzionalisti (Partido Popular, Partido Socialista, Ciudadanos) serravano le fila e davano appoggio incondizionato all’operazione di giudici e polizia, le strade iniziavano a ruggire. In più di 40 città sono stati convocati presidi di solidarietà (mappa interattiva: http://www.publico.es/pages/mapa-convocatorias-protesta-detencion-14-cargos-generalitat.html) nei quali migliaia di persone hanno mostrato appoggio ai catalani e ripudiato lo stato di polizia che il governo spagnolo ha deciso di imporre in Catalogna per frenare con la forza la celebrazione del referendum.

Nella tarda mattinata, nel pomeriggio e fino a sera si sono moltiplicati i presidi, le mobilitazioni e le dimostrazioni di forza popolare in tutta Barcellona e nella maggioranza dei paesi catalani. Dopo più di 8 ore di assedio della polizia, si è riusciti a evitare la perquisizione della sede della CUP, e la Policia Nacional se n’è dovuta andare a mani vuote tra le grida di vittoria dei manifestanti. Anche nelle altre sedi sottoposte a perquisizione, la mobilitazione è proseguita per ore, soprattutto al Dipartimento di Economia e nella Rambla Catalunya (in pieno centro città) dove decine di migliaia di persone hanno resistito fino a notte.

Alcune considerazioni del giorno dopo

Terminate queste 24 ore frenetiche di repressione e proteste per strada, una volta visto che l’unica proposta politica in grado di fare il governo spagnolo e i tre principali partiti politici è quella della mano dura, si è reso palese come l’escalation di tensione sia solo iniziata e difficilmente si potrà tornare indietro. L’altro ieri è stata oltrepassata una linea rossa e il risultato è che, per la prima volta, molte delle persone che fino ad ora si erano mantenute equidistanti o addirittura indifferenti rispetto al processo indipendentista, si sono posizionate a favore della realizzazione del Referendum, non come modo per ottenere l’indipendenza, ma come una questione di difesa delle libertà, dei diritti civili e contro l’uso indiscriminato della forza da parte di uno Stato spagnolo che pare stia iniziando a perdere la partita politica.

Nonostante il fatto che le azioni giudiziarie e poliziesche abbiano smantellato gran parte dell’infrastruttura necessaria per la realizzazione del Referendum – sequestrando lettere di convocazione ai seggi, 10 milioni di schede elettorali e i movimenti economici del governo catalano – bisogna considerare che la cittadinanza ha cambiato modo di pensare e il cammino iniziato mercoledì, prima o poi, porterà a una rottura, al di là del fatto che si possa votare o no il 1° ottobre. Bisogna anche dare uno sguardo alla stampa internazionale di ieri mattina – al contrario della stampa spagnola che ha serrato le fila attorno al governo non dando spazio alle mobilitazioni popolari – per vedere che il discorso “è un affare interno dello Stato spagnolo” è scomparso e si è cominciato a parlare di conflitto aperto in cui la maggioranza della cittadinanza si è già posizionata. Qualsiasi cosa accada il 1° ottobre, la battaglia tra legalità e legittimità comincia a pendere a favore del popolo catalano.

Allo stesso tempo, l’operazione repressiva di mercoledì va analizzata sotto un altro aspetto: i tribunali e la polizia spagnoli sono entrati a gamba tesa sulla legittimità e la legalità delle istituzioni catalane che, sì, dipendono dalla legalità spagnola, ma hanno anche una propria autonomia. Da questo punto di vista, il governo spagnolo ha voluto, nei fatti, smantellare quest’autonomia, imponendo alle istituzioni catalane la propria legalità. E questo può far pensare a una sorta di colpo di Stato “indiretto”: è anche in questo senso che la giornata di mercoledì significa aver oltrepassato la linea rossa.

La mobilitazione prosegue

Ieri, però, il popolo catalano non ha mostrato né stanchezza, né paura, né di essere scoraggiato. Dalla mattina decine di migliaia di studenti in tutta la Catalogna hanno bloccato le lezioni e sono partiti da scuole e università per occupare le strade delle proprie città. All’Università Autonoma di Barcellona migliaia di persone hanno partecipato ad un’iniziativa in cui anche il mondo della formazione catalano ha dimostrato di volersi impegnare per rendere possibili il referendum e l’indipendenza.

La mobilitazione davanti al Tribunal Superior de Justicia in solidarietà con gli arrestati del 20 settembre è cominciata alle 12 di ieri mattina ed ha assunto carattere permanente: varie migliaia di persone sono state presenti durante tutta la giornata e molte hanno passato lì la notte. Dalle 9 di questa mattina è in corso invece una manifestazione alla Ciutat de Justicia in appoggio ai detenuti che saranno sottoposti a giudizio.

Il fronte di lotta si è allargato anche ai lavoratori portuali di Barcellona, gli estibadors: nella giornata di ieri hanno attraccato, infatti, alcune navi da crociera noleggiate dal governo spagnolo per far alloggiare poliziotti e guardia civil inviati in Catalogna per le operazioni repressive. Ma 4mila lavoratori portuali, riuniti in assemblea, hanno dichiarato che non effettueranno lavori di carico e scarico e di rifornimento per coloro che sono venuti a reprimere le libertà fondamentali del popolo catalano.

Il calcio moderno non è da meno: una delle notizie che forse più risalto ha avuto è quella del FC Barcelona che, tramite una nota, si schiera contro la repressione spagnola e promette di dare un proprio contributo alla mobilitazione catalana.

La notte appena terminata è stata la seconda consecutiva che ha visto – in ogni quartiere di Barcellona e nella maggior parte dei paesi della Catalogna – le “caceloradas”1 e mobilitazioni popolari per attacchinare i manifesti della campagna del referendum, sfidando le autorità che fino ad oggi hanno proibito qualsiasi azione di invito alla partecipazione al 1° ottobre.

Nel frattempo, si attendono gli esiti della riunione partecipata da numerose sigle sindacali il cui ordine del giorno era la convocazione di uno Sciopero generale contro la repressione spagnola e in favore del diritto all’autodeterminazione. Alcuni sindacati hanno già inviato il preavviso di sciopero per la settimana che va dal 3 al 9 ottobre (prima non sarebbe possibile a causa di restrizioni legali).

Per finire, se il Presidente del Governo spagnolo Mariano Rajoy, poche ore dopo l’operazione repressiva, aveva chiesto al Presidente catalano Carles Puigdemont di rinunciare al Referendum del 1° ottobre perché “ancora in tempo per evitare mali peggiori”, quest’ultimo ha ribadito ieri, con fermezza, l’intenzione di andare avanti e non farsi intimorire dalle pratiche antidemocratiche dello Stato spagnolo. Inoltre, ha chiesto alla cittadinanza di continuare a mobilitarsi per rendere possibile il Referendum. In serata, infine, il Governo catalano ha pubblicato la lista dei seggi elettorali, a dimostrazione che non saranno la Policia Nacional e la Guardia Civil spagnole a fermare le volontà della grande maggioranza della società catalana.

VISCA CATALUNYA LLIURE!

VIVA LA CATALOGNA LIBERA!

Jaume Compte

1Manifestazioni rumorose a base di pentole e mestoli: molto diffuse in America Latina, si erano viste immagini simili durante la rivolta di Gezi Park a Istanbul nel 2013.