1° Ott: REFERENDUM IN CATALOGNA [diretta]

0 Posted by - 1 ottobre 2017 - INTERNAZIONALISMO

Aggiornamento finale

Quando il 1° ottobre è già terminato, vengono finalmente resi noti i dati ufficiali del Referendum: su 5.343.358 aventi diritto hanno votato 2.262.424 persone, pari a circa il 42 %. Di questi, 2.020.144 hanno votato Sì, il 90 %, e solo 176mila No, il 7,8 %.

Abbastanza chiaro il dato che emerge dalle votazioni, anche se è da rimarcare che, come riporta il Governo catalano, sono stati chiusi circa 400 seggi nell’arco della giornata e il clima di repressione, conclusosi con 844 feriti, ha sicuramente influito sull’affluenza.

A Referendum concluso bisognerà tirare le somme: 2 milioni di catalani hanno scelto di essere indipendenti e di creare una Repubblica. Il Presidente del governo Puigdemont aveva già affermato, nel corso della serata, che darà seguito al risultato delle votazioni e a quanto previsto nella Legge del Referendum approvata qualche settimana fa.

Il 1° ottobre è stata una giornata lunghissima e intensa. Martedì 3 la mobilitazione proseguirà con lo Sciopero generale cui hanno aderito anche le associazioni della cittadinanza Omnium e Assemblea Nazionale Catalana.

VISCA CATALUNYA LLIURE!

VIVA LA CATALOGNA LIBERA!

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Aggiornamento ore 21:30

Il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato in conferenza stampa che non è avvenuto alcun Referendum (“è stata solo una messinscena”), e ha rivendicato l’operato repressivo delle forze di polizia. Difatti il bilancio della giornata, al momento, parla solo di: 92 seggi chiusi, 320 seggi attaccati, 3 arresti, 761 feriti di cui 128 in ospedale e due in gravi condizioni. In Catalogna oggi c’è stata una messinscena.

Il governo catalano, dal canto suo, ha calcolato che si sono mobilitate circa 3 milioni di persone, anche se non corrispondano al numero esatto dei voti (a causa della repressione). L’affluenza è stimata attorno al 57 %. Non sarà possibile avere dati certi prima delle 22, quando probabilmente arriveranno i primi risultati dello scrutinio.

Da evidenziare che nessuno sta tornando a casa: sono ancora migliaia le persone che difendono i seggi e attendono di conoscere i risultati.

La solidarietà internazionalista ha mobilitato quasi 5mila persone a Madrid e almeno 3mila a Valencia.

Madrid, Puerta del Sol (foto da La Directa)

Valencia, foto da La Directa

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Aggiornamento ore 20:20

Secondo il Dipartimento della Salute catalano al momento si contano 761 persone ferite: di queste 128 hanno dovuto ricorrere alle cure in ospedale e due sarebbero gravi.

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Aggiornamento ore 19:55

Quando mancano pochi minuti alla chiusura dei seggi (alle 20), la notizia più importante viene dal Governo catalano: la Policia Nacional e la Guardia Civil sono riuscite a chiudere solamente 92 collegi dei 2315 totali, ovvero giusto un 4 %. In questo link una mappa interattiva che descrive la situazione dei seggi aperti (in verde) e chiusi (in rosso). Non vengono ancora rilasciati dati ufficiali dell’affluenza, anche se si vocifera che abbia raggiunto il 50 % nei seggi in cui tutto si è svolto senza incidenti e repressione.

La Generalitat e le organizzazioni indipendentiste hanno invitato la popolazione a resistere ancora in queste ore per portare a casa il risultato del Referendum: a questo proposito in molti municipi alcuni seggi sono già stati chiusi e le urne concentrate in quelli ancora aperti. In questo modo si cerca di raggruppare quante più persone possibile per resistere alle cariche della polizia spagnola.

Il numero dei feriti pare essere salito a 500, di cui alcuni gravi.

Questo è accaduto a Sabadell: i manifestanti hanno ricacciato indietro la Policia Nacional.

Nel frattempo, iniziano ad arrivare le prime critiche ufficiali alla repressione del governo Rajoy: il vicepresidente del Parlamento europeo Dimitris Papadimoulis ha definito l’operato della polizia spagnola come una vergogna per l’Europa. I primi ministri di Belgio, Slovenia, Scozia hanno condannato la repressione.

La partita di calcio tra Barcellona e Las Palmas si giocherà a porte chiuse: in un primo momento il Barcellona aveva deciso di non giocare come gesto di protesta verso la repressione, poi è ritornata sui suoi passi per evitare sanzioni. Alcuni membri del direttivo del Barça si sono dimessi per protesta.

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Aggiornamento ore 17:45:

Il governo catalano parla di 465 feriti in tutto il Paese fino ad ora (mentre il Ministro degli Interni spagnolo denuncia il ferimento di 9 agenti della Policia Nacional e 3 della Guardia Civil). Tra questi, un signore di circa 50 anni, a Lleida avrebbe subito un infarto durante le operazioni di sgombero di un seggio e sarebbe in gravi condizioni.

La dinamica è la stessa che va avanti da questa mattina: le forze d’occupazione spagnole individuano i seggi, arrivano in gran numero, caricano le persone riunite e portano via le urne. Al momento pare che i seggi chiusi siano circa 220, ma per la Generalitat si starebbe votando nel 72 % dei seggi previsti.

Secondo la Candidatura d’Unitat Popular, coalizione della sinistra anticapitalista, alle 13 si registrava quest’affluenza: a Berga il 43,57 %, a Mollerussa il 55 %, a Cervera il 45 %, a Llinars il 49,5 %, a Pobla de Segur il 52 %, a Sant Celoni il 45,1 %. Allo stesso tempo tutte le organizzazioni indipendentiste chiedono alla popolazione di rimanere ai seggi anche dopo aver votato per garantire un esito positivo del Referendum.

Si stanno verificando aggressioni da parte di fascisti spagnoli:

Aggressione a un giovane indipendentista in Plaça Catalunya

A Cornellà aggredito un ragazzo che stava andando a votare

La resistenza però continua forte e determinata e ha visto, in alcuni casi, fronteggiamenti tra la Policia Nacional e i pompieri; in rari casi, invece, la popolazione catalana risponde con rabbia alle aggressioni poliziesche.

La solidarietà internazionalista si sta muovendo: nello Stato spagnolo sono stati convocati presidi in almeno 30 città (singolare che gli spagnoli spalleggino i catalani che vogliono andarsene per non pagare le tasse allo Stato); in Italia, oltre al presidio di Napoli, tra poco ne comincerà un altro a Palermo (ore 18 al Consolato spagnolo); a Londra manifestazione a Piccadilly Circus; anche a Edimburgo centinaia di persone manifestano in favore del Referendum.

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Aggiornamento ore 14:30:

Non si può ancora quantificare l’incidenza dell’azione repressiva spagnola: è certo che in tanti seggi la Policia Nacional e la Guardia Civil hanno fatto irruzione sequestrando le urne, mentre in altri la resistenza popolare è riuscita a difendersi.

La Piattaforma “Som Defensores” parla di 60 feriti in tutta la Catalogna in seguito alle manganellate e ai colpi di fucile (con proiettili di gomma): alcuni di questi sarebbero gravi.

I fascisti spagnoli hanno provato a mobilitarsi, soprattutto a Barcellona: una grande mobilitazione di 60 persone, fermate dai Mossos d’Esquadra. Al corpo di polizia catalano, tra l’altro, era stato imposto di intervenire ai seggi, ma lo sta facendo in una misura alquanto blanda: si presentano in forze insufficienti, registrano l’impossibilità di operare e se ne vanno.

Ci sono lunghe file per votare perché il sistema elettronico di tanto in tanto si interrompe. Viene data precedenza ad anziani e disabili.

A L’Hospitalet poco fa varie camionette della Policia Nacional hanno caricato centinaia di persone ma non sono riuscite a entrare nel seggio.

Intanto in Italia qualcuno inizia ad organizzarsi per esprimere solidarietà al popolo catalano: a Napoli è stato convocato un presidio davanti al Consolato spagnolo dalle ore 17:30.

Come annunciato, in molti casi i pompieri si sono mobilitati per aiutare la popolazione nella difesa dei seggi.

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Il 1° ottobre finalmente è arrivato.

Dopo settimane di azioni repressive fatte di arresti di alte cariche del governo catalano, del sequestro dei suoi fondi e di milioni di schede elettorali, di perquisizioni, della chiusura di decine di siti indipendentisti, dell’invio di 10mila agenti delle truppe di occupazione spagnole.
Ma soprattutto dopo un’imponente mobilitazione popolare animata da ampi settori sociali come gli studenti, i lavoratori portuali, i pompieri, i contadini, i cittadini che vogliono semplicemente decidere il proprio presente e futuro. Una mobilitazione sorridente, allegra, priva di paura nei confronti dello Stato fascista spagnolo che oggi come cinquant’anni fa non si fa problemi a reprimere le istanze di un popolo “digno”.

Oggi è il giorno della rottura. E se in queste settimane è diventata via via più complicata l’esecuzione logistica del Referendum, comunque vada non finirà qui. Perché appunto oggi è il giorno della rottura e il popolo catalano, siamo convinti, andrà fino in fondo. Fino alla vittoria. Fino all’indipendenza.

Oggi Prometeo seguirà gli avvenimenti, cercherà di aggiornare con una sorta di diretta quanto accade dall’altro lato del Mediterraneo.

Serà un dia que durarà anys. Sarà un giorno che durerà anni.

Aggiornamento delle prime ore:

Nella notte un numero incalcolabile di persone ha dormito nei seggi per proteggerli da eventuali sgomberi forzati della polizia spagnola (in alcuni casi si sono visti anche dei trattori posti a difesa). A tarda notte si sono verificati attacchi isolati di gruppi di estrema destra ai seggi di Badalona, Castelldefels, L’Hospitalet e nel quartiere Nou Barris di Barcellona.

Dalle prime luci dell’alba di un giorno piovoso la popolazione catalana ha iniziato a mobilitarsi, andando a rinforzare le difese dei seggi.

Verso le 7:30 sono comparse le schede e le urne e quasi contemporaneamente iniziavano a muoversi mezzi della Policia Nacional e della Guardia Civil (dal porto di Barcellona ove erano alloggiati). La Generalitat (il governo catalano) ha annunciato il sistema elettronico di censo elettorale che permette la registrazione del voto: in questo modo si dà la possibilità di votare anche in altri seggi qualora nel proprio fosse impossibile e, allo stesso tempo, impedisce che si possa votare due volte.

Le votazioni hanno avuto inizio alle 9: con esso ha cominciato a scomparire il clima di generale tranquillità che ha caratterizzato le prime ore del giorno. Alle 9:40 viene diffusa la notizia della chiusura, ad opera della Guardia Civil, del sistema elettronico di voto, che però viene ripristinato dopo poco più di mezz’ora.

Cariche e requisizioni hanno iniziato a verificarsi in vari seggi di Barcellona e anche in altre città: la modalità della Policia Nacional e della Guardia Civil è di entrare nei seggi, requisire urne e schede e andare via; trovandosi davanti un muro di persone, le truppe d’occupazione hanno fatto uso di manganellate e fucili con proiettili di gomma. Un primo ferito grave si è registrato in una carica all’esterno della scuola Ramon Llull, nel quartiere Eixample di Barcellona: il ferito è in ospedale e attualmente sta subendo un’operazione chirurgica all’occhio.

Video de “La directa” del momento in cui viene ferito all’occhio un manifestante

Video di Catalan News della stessa carica

Al momento si ha notizia di attuazione repressiva nei seggi di: Baix Llobregat, Barcelonès, nel quartiere Eixample (Barcellona), alla scuola Sant Julià de Ramis di Girona, alla scuola Nostra Llar di Sabadell, a Lleida (dove in un seggio due urne sono state requisite mentre una salvata dalla popolazione), a Tortosa dove in seguito alle pesanti cariche si registrano circa 40 feriti (tutti lievi).

Nel quartiere del Raval (Barcellona) pare che le operazioni di voto si stiano svolgendo tranquillamente. Nella scuola Pins del Vallès de Sant Cugat del Vallès (poco fuori Barcellona), due agenti in borghese hanno provato a portare via le urne, ma gli è stato impedito da un centinaio di persone.

Il portavoce del governo catalano Jordi Turull ha condannato l’azione repressiva e chiesto le dimissioni del delegato del governo spagnolo in Catalogna (equivalente del Prefetto). Il Presidente Puigdemont ha definito vergognosa l’attuazione delle forze di polizia spagnole. Ada Colau, sindaca di Barcellona, da parte sua ha definito “codardo” il primo ministro Mariano Rajoy e ha chiesto che si dimetta.

Da Catalan News: la Policia Nacional sgombera le persone radunate davanti a un seggio

Irruzione della Policia Nacional in un seggio

Altro video della repressione ai seggi

Alcune foto:

La Policia Nacional che requisisce le urne

Foto da un seggio

L’immagine parla da sola

Una delle pallottole di “gomma” sparate dalla PN

Manifestante ferito