NON ROVINARE LA NOSTRA AMICIZIA PER CINQUE MINUTI

2 Posted by - 20 ottobre 2017 - RIFLESSIONI, SUGGESTIONI

È strano pensare a come un uomo incredibilmente ricco e potente, abituato ad avere tutto quello che desidera (come donne bellissime e giovanissime ai suoi piedi) si trovi ora abbandonato da tutti, travolto dall’improvviso coraggio che sta animando quelle donne che lo hanno dovuto compiacere e che ne hanno subito il suo ricatto maschilista. Immagino un grande uomo disperato che non ha più quel sorriso beffardo di chi ha il mondo ai suoi piedi, ma la disperazione di un imperatore detronizzato rimasto solo nella stanza del potere.

Quello che fa ribrezzo è l’ipocrisia della corte corrotta che ha prosperato fino a quel momento grazie al potere di quell’uomo, e che ora si precipita a prenderne le distanze: si vogliono tutti lavare le mani, la rispettabile famiglia Obama, la democratica Hillary Clinton, i vari comitati, le varie aziende, i vari attori maschi increduli, proprio quel mondo che ha ignorato il sistema di potere che è sempre esistito ad Hollywood.

Sembra un film.

Il giornalista (figlio di Woody Allen) che dopo un anno di indagini lancia lo scandalo contro un uomo intoccabile, la modella italiana1 che ha fatto da esca con la cimice nascosta, l’alta borghesia riunita a decidere come salvare la faccia e i soldi, le prese di distanza dei vecchi amici, la disperata preghiera dell’imprenditore di successo abbandonato da tutti, famiglia compresa, e destinato a finire in qualche costosissima clinica americana prima di far perdere le sue tracce. Per non parlare delle “vittime”, attrici di successo, belle e ricchissime, che improvvisamente trovano il coraggio di mostrare il lato nascosto di quel mondo falsissimo e patinato che è l’industria cinematografica americana.

Ma a noi non interessa Hollywood, perché siamo abbastanza svegli e – soprattutto – sveglie da sapere che quella è la versione oltreoceano carica di gossip e scandali di un qualcosa che è purtroppo molto più banale e squallido. È la nostra quotidiana esistenza, dalla scuola al lavoro, passando per la famiglia, la strada e il gruppo di amici, ad essere impregnata di queste dinamiche. Non parliamo qui del sessismo in generale, ma del sistema di potere patriarcale.

Quante volte abbiamo vissuto in prima persona il ricatto di un uomo su di noi? Tante, direi, e lo dimostra la campagna social #metoo che sta imperversando su Internet. Ricordo di quando avevo quindici anni e mi trovai a casa di un uomo che mi vendeva il fumo; la mia amica aveva detto che lui voleva conoscermi ed era uno tranquillo, e nella mia testa non era passato neanche lontanamente il pensiero che potesse esserci un pericolo. Lui mi fece fumare e a un certo punto mi fece sedere su di lui e iniziò a spogliarmi. Io ero talmente terrorizzata che per qualche secondo rimasi immobile, ma il senso di schifo che provavo mi fece alzare, molto molto lentamente, sorridendo, scusandomi, e in qualche modo riuscii ad andare via. Mi capitarono altre cose simili, e se avessi anch’io voluto fare carriera, o se mi fossi trovata a lavorare in ambienti molto gerarchici e controllati da uomini, mi sarebbe potuto succedere qualcosa di molto simile a quello che è successo alle attrici famose. Cambia la location del film, ma la trama è la stessa. Poco cambia se è una lussuosa stanza d’albergo di New York o un’azienda del Triveneto, se è la Mediaset di Berlusconi o l’attività commerciale in Brianza2, se è lo studio del professore universitario o il bagno di un ristorante.

Perché ci ha dato tanto fastidio che la confessione di Asia Argento fosse arrivata solo vent’anni dopo? Perché sappiamo che, in fondo, per quanto difficile sia, per quanto pesanti possano essere le conseguenze, fino a quando ognuna di noi non avrà il coraggio di ribellarsi e dire di no niente cambierà.

Lo sappiamo che vogliono darci le leggi protettive o le sbirre donne o i braccialetti o gli spray al peperoncino3, ma niente è più forte e dirompente del coraggio di opporsi.

Probabilmente né lei né le milioni, miliardi di donne che subiscono ogni genere di sopruso siano state capaci di dire di no perché in fondo erano sole. Qua non c’entra la bellezza o la carriera, né la colpa individuale. Qua si tratta di non credere che un altro mondo sia possibile: o si sta al gioco, o si viene buttati fuori. È così per l’attrice come per la stagista, e quando non sai a cosa appigliarti e non pensi che potrebbe essere diversamente, allora non riesci a fare niente.

Non ha senso giudicare moralmente una vittima di molestia o di stupro, ma ha senso chiedersi perché tutte noi non abbiamo la forza di opporci, o perché alcune ce l’hanno ma sono davvero troppo poche. Perché continuiamo ad essere competitive e pronte a tutto, e non solidali e pronte al cambiamento del sistema?

È un fatto bellissimo che tante donne stiano uscendo dall’ombra; una volta, in quegli anni che abbiamo sognato spesso, si sarebbero riempite le strade e le piazze di corpi pieni di voglia di libertà. Adesso è così, sul web, che monta e si diffonde la protesta e l’indignazione, e anche la condivisione della propria piccola storia, ma è un inizio. È comunque un passo verso il superamento di questo sistema di potere e, soprattutto, dobbiamo sempre tenere in considerazione una cosa: è stato solo grazie all’unione di queste donne che Weinstein è crollato. Un potere così grande si può distruggere solo con la solidarietà di chi è stanco di subire. Speriamo di non dimenticarcelo.

Ebe