“LA ISLA MÍNIMA” – di Alberto Rodríguez

0 Posted by - 30 ottobre 2017 - RECENSIONI

Paesaggi vasti e semideserti di una natura che prende il sopravvento su tutto, soprattutto sulle persone. La pellicola è ambientata in un piccolo paese andaluso a Sud della Spagna, sulle rive del fiume Guadalquivir. Due sorelle di 15 e 16 anni scompaiono, una sera, alla fine della classica festa di paese. A risolvere il caso vengono chiamati da Madrid due poliziotti che fin da subito mostrano caratteristiche diverse tra loro. Pedro è un uomo razionale determinato a risolvere il caso e con le idee chiare su come svolgere il proprio lavoro e sulle modalità da adottare, allontanato da Madrid e trasferito in periferia a causa di una lettera di denuncia nei riguardi di un suo superiore legato al regime fascista di Franco. Juan è invece un poliziotto con molta più esperienza lavorativa ma di indole irascibile e spesso cruento nell’estorcere informazioni. All’apparenza è un uomo tranquillo ma coperto da un velo di mistero e si scoprirà avere un passato molto più torbido di quanto lui possa far credere.

Messe da parte le divergenze ideologiche, i due poliziotti iniziano ad indagare sulla scomparsa delle sorelle scontrandosi con l’ambiente che li circondano. La situazione socio economica del piccolo paese è drammatica; la maggior parte della popolazione vive di raccolto e di caccia illegale per poter sopravvivere. Dopo lunghe ricerche e con l’aiuto di una “medium” del paese ritrovano i corpi torturati, violentati e gettati nel fiume. Di lì a poco scopriranno che altre due ragazze, della stessa età delle due sorelle appena ritrovate, sono state uccise, massacrate e gettate nel fiume due anni addietro, sempre in corrispondenza della festa paesana.

Il caso si fa sempre più melmoso, come le paludi che circondano il piccolo paese dove il tempo sembra essersi fermato; tra risaie e paesaggi desolati i due poliziotti, decisi nel risolvere il caso, intraprendono lunghe indagini accurate fatte di interrogatori ai paesani omertosi e supposizioni spesso infondate. Grazie alle informazioni estorte spesso con i modi bruschi e violenti di Juan, poco condivisi da Pedro, i due riescono ad individuare dei tratti che accomunano gli omicidi delle ragazze: tutte volevano fuggire dal paese dove si sentivano strette e soggette a pettegolezzi e male lingue, volevano cercare un lavoro e creare altrove la loro vita; in più, tutte avevano una cosa in comune, Quin, un ragazzo giovane e intraprendente e fidanzato attualmente con una giovane ragazza, Marina. Quest’ultima, con l’aiuto della mamma delle due sorelle uccise e forse l’unica a contribuire alle indagini, rivela che aveva subito abusi e violenze: legata al letto e costretta a fare delle foto di nudo, con le quali sarebbe stata minacciata e umiliata in tutto il paese. Quin e una figura maschile misteriosa erano i protagonisti degli abusi e vessazioni nei confronti di Marina e, si scoprirà in seguito, delle altre ragazze trovate uccise. La svolta avviene quando Juan e Pedro scoprono che tutte le ragazze coinvolte erano in possesso di un volantino che pubblicizzava la possibilità di lavorare fuori da quel paese tanto odiato. I due poliziotti partono alla ricerca di colui che aveva dato alle giovani ragazze il volantino insieme ad una mera illusione di fuga. Scoprono che si tratta di un uomo che lavorava presso un hotel di Málaga, un certo Sebastián: non lavora più lì perché è stato cacciato e risulta ricercato da due anni. Così, grazie alla testimonianza della padrona della tenuta dove Quin portava le giovani ragazze e grazie alla testimonianza della giovane Marina, Juan e Pedro scoprono che il custode della tenuta è proprio quel Sebastián che stanno cercando ed è lui che, con l’aiuto di Quin, porta lì le ragazze, le violenta, le denuda, le scatta le foto e poi le uccide. I due poliziotti salgono in macchina e partono in un rocambolesco inseguimento di Sebastián tra paludi e stradine senza uscita, riuscendo a raggiungerlo ed infine ad ucciderlo. Nel bagagliaio della macchina viene ritrovata Marina, che viene portata in salvo da un destino brutalmente scritto.

È il 1980 e in Spagna si è appena conclusa la “transizione” politica: finita l’era del Regime franchista nel 1975, che ha lasciato strascichi di una forte depressione socio-culturale ed economica, di lì a poco (nel 1981) avverrà il tentativo di golpe da parte dell’esercito bloccato da re Juan Carlos che si schiererà a favore del Parlamento e della Costituzione “democratica”. Il paese è diviso a metà tra coloro che sono ancora legati al Regime franchista e coloro che auspicano l’inizio di una nuova era politica e democratica. Se i problemi erano presenti nella capitale, Madrid, a risentirne maggiormente erano i piccoli paesi di provincia come quello in cui viene ambientata la storia. Questo periodo di transizione non è presente in modo evidente nella pellicola ma fa da sottofondo, con i continui annunci di scioperi sentiti alla radio e alla televisione, le scritte di protesta contro Franco sui muri e gli scioperi dei braccianti che devono raccogliere il riso e lottare per un salario migliore e per la sconfitta del caporalato.

Il quadro dove viene ritratta la storia rappresenta, attraverso metafore e allegorie, il periodo storico di quel tempo: come la scelta di voler immergere il racconto in un paesino circondato da paludi, metafora di un Paese impantanato che fa fatica ad uscirne fuori, o attraverso i due protagonisti grazie ad un ritratto fatto di sfumature e per niente manicheo che ne fa il regista, e che andiamo ad analizzare nello specifico.

Pedro, un giovane poliziotto allontanato da Madrid a causa delle sue idee in contrasto con le politiche militari del tempo, rappresenta la Spagna che vuole rinascere e allontanarsi dalla mentalità di regime. Rappresentativa è la scena in cui i due poliziotti entrano nella stanza dell’albergo del paese in cui alloggeranno e Pedro nota sulla parete un crocefisso con attaccate le foto dei dittatori del XX secolo: con disprezzo lo toglie e lo chiude nel cassetto, segnale di voler chiudere con il passato.

Juan invece è un uomo di molta esperienza ma con un passato alle spalle oscuro e torbido: è un uomo che ama godersi ciò che lo circonda, svolge le indagini con acutezza rendendosi amichevole con gli abitanti del posto per instaurare rapporti di fiducia, risultando paradossalmente un personaggio empatico. Pedro, grazie a delle soffiate della stampa, scoprirà che Juan ha fatto parte della Gestapo di Franco: veniva chiamato “il corvo” perché famoso torturatore di dissidenti e colpevole di aver ucciso una giovane ragazza durante una manifestazione contro il Regime.

Il regista ha voluto affrontare anche il tema della figura femminile, raccontando di donne che vengono viste come oggetto in una società profondamente maschilista e patriarcale che si sente in diritto di usarle, sfruttarle e metterle da parte. Le figure femminili che vengono ritratte sono di donne omertose che hanno il timore di dire la loro per paura di scatenare l’ira di un marito autoritario o di un padre-padrone. Donne che hanno come unica via di fuga la morte.

È una pellicola che rispetta i canoni del thriller e del noir, un giallo che gioca di contrasti, rappresentati dai personaggi, dai luoghi e dalla messa in scena. Il buio pieno e la luce accecante, il poliziotto buono e quello cattivo, la figura della donna che se non è madre e moglie è donna da postriboli. È una pellicola che mette in luce i contrasti che caratterizzano la situazione di quell‘epoca ma che riflette anche su quella attuale. Toccando il problema della donna nella società rurale e cittadina, il lavoro dei braccianti e la forte disuguaglianza tra la metropoli e i piccoli paesi confinanti.

Circe