COSA SUCCEDE AD OSTIA? – Cortocircuito tra politica, sociale e mondo mediatico.

2 Posted by - 10 novembre 2017 - METROPOLI vs TERRITORI

Dopo mesi di commissariamento per mafia, a Ostia (X Municipio di Roma) si è votato per le amministrative, e si rivoterà il 19 novembre. Al ballottaggio sono andate Giuliana Di Pillo (Movimento 5 Stelle) e Monica Picca (candidata di Fratelli d’Italia, sostenuta da Forza Italia e Noi con Salvini). Non è questa la sede per un’analisi del voto, nonostante il quadro sia decisamente interessante: i pentastellati sono primi ma perdono oltre la metà dei voti (rispetto al 2016), il Pd riesce – nonostante gli scandali di “Mafia Capitale” – a mantenersi come secondo partito (13,7 %); il centro-destra unito ruggisce e raggiunge il ballottaggio, insidiando la candidata grillina. A seguire, nel gioco elettorale, la lista di un ex prete (responsabile della Caritas locale) a rappresentare una sinistra clerico-borghese sempre più in crisi d’identità e, infine, le frattaglie autonomiste raccolte sotto la bandiera di un imprenditore locale (Bozzi).

Ma ciò che ha fatto straparlare i giornali e le tv locali e nazionali sono due dati: l’astensionismo e l’exploit di Casapound. A votare è andato infatti solo il 36 % degli aventi diritto (67mila su 185mila circa, appena un elettore su tre); di questi votanti, più del 2 % ha deciso di annullare la scheda o votare scheda bianca. Il partito fascista Casapound ha invece triplicato i propri consensi, passando dai circa 2mila voti del 2016 (elezioni comunali) ai quasi 5mila di oggi; i “fascisti del terzo millennio” hanno raggiunto il 9 % dei voti grazie anche all’appoggio di due “liste civiche” (Assotutela e Cittadini per il X Municipio).

Fin qui, la cronaca politico-elettorale. La politica lidense si è arricchita in questi ultimi giorni di un fatto eclatante: un giornalista della (brutta) trasmissione “Nemo” di Rai2 stava intervistando Roberto Spada, membro della nota famiglia criminale di Ostia, sull’appoggio – espresso tramite un post su Facebook – che quest’ultimo ha dato a Luca Marsella, candidato di Casapound alle elezioni e noto ducetto del Litorale. Provocato e infastidito dalle domande, Roberto Spada ha colpito il giornalista con una violenta testata rompendogli il setto nasale. Non pago, Spada ha inseguito il giornalista e il cameraman prendendoli a manganellate. Una brutta scena, senz’altro, che però non scandalizza chi vive le periferie, dove certi conti si regolano, qualora provocati, anche con azioni “muscolari” dominate dai rapporti di forza.

All’aggressione è seguita la condanna di tutto il mondo politico e istituzionale, nonché quello giornalistico, con in primis personaggi che hanno contribuito (e contribuiscono) a legittimare nel dibattito pubblico formazioni fasciste come Casapound e Forza Nuova (Formigli, Mentana, Parenzo, ma la lista potrebbe allungarsi). Proprio il giornalista aggredito ad Ostia, Daniele Piervincenzi, si era reso protagonista di un servizio acritico su Castellino, Boccacci & co. Potremmo sentenziare: “Il fascismo dà, il fascismo toglie”.

Ieri, giovedì 9 novembre, Roberto Spada è stato prelevato dalla sua abitazione e posto in stato di fermo dai Carabinieri. È stato possibile effettuare l’operazione poliziesca solamente dando al capo d’imputazione (lesioni aggravate) l’aggravante di aver agito in un contesto mafioso.

Sulla connivenza tra Casapound e il “clan” Spada si è ormai scritto e detto molto. Basti qui ripetere che si tratta di un’alleanza tattica. Casapound non pesta i piedi alla famiglia Spada, anzi: se capita, organizzano anche iniziative congiunte e tutto finisce a tarallucci e vino, con qualche foto sorridente e con dei “like” sui social. Difatti, Casapound ad Ostia non ha mai parlato di usura (storico cavallo di battaglia della destra) e mafia, in un territorio infiltrato non solo dalla famiglia Spada, ma anche da famiglie che portano famigerati nomi come Fasciani e Triassi. Roberto Spada, fratello del celebre Carmine (detto “Romoletto”) intanto ha assicurato piena agibilità ai fascisti nel quartiere di Ostia Nuova, continuando a portare avanti indisturbato quello strano welfare criminale che molti proletari conoscono vivendo le contraddizioni della vita quotidiana.

Ciò su cui bisogna riflettere è però fino a quando Casapound vorrà mantenere tale “alleanza”, che comunque un pacchetto di voti alle urne lo ha certamente portato1. Nella conferenza stampa di Casapound convocata ieri si è notato un non-equilibrio tra Luca Marsella (il ducetto di Ostia) e Simone Di Stefano (leader nazionale di Casapound). Marsella – assieme alla “compagna” di vita Carlotta Chiaraluce – ha cercato di difendere Roberto Spada con tutti i mezzi retorici possibili; Di Stefano è sembrato invece più preoccupato. C’è da difendere l’onore, su scala nazionale, del partito dei “fascisti del terzo millennio”. La connivenza tra fascismo e mafia potrebbe indebolire Casapound. Ma qui torniamo sui dati elettorali: Casapound ha sbandierato come “vittoria” questo ultimo risultato elettorale, ma il 9 % dei voti in un municipio dove ha votato poco più del 36 per cento, è pur sempre una vittoria di Pirro. Davvero Casapound può diventare una forza nazionale in grado di entrare in Parlamento? Su questo rimaniamo scettici, mentre invece la stampa continua a gonfiare il fenomeno e accordagli credibilità e legittimità. Lo sdoganamento fascista ha assunto infatti una precisa strategia mediatica che li dipinge come gli unici in grado di rappresentare un’alternativa al degrado delle periferie. E quindi giù con la retorica dei “bravi ragazzi”.

Ostia e il suo entroterra sono stati prosciugati, in questi ultimi anni di commissariamento, fino a diventare un deserto (politico e istituzionale): malaffare e corruzione dilaganti, imprenditori balneari sempre più avidi di potere e sfruttamento, assenza di referenti politici. A corollario, viene evocato il “vuoto dello Stato”. Lo Stato è invece presente con le sue volontarie deficienze, con le sue incapacità, con la sua corruzione, talvolta con la sua repressione.

Le compagne e i compagni si sono piano piano ritirati dal territorio di Ostia, e non è questa la sede per analizzarne le cause. Anche i partiti della cosiddetta “sinistra radicale”, un tempo presenti sul territorio, sono ormai agonizzanti, tanto che Rifondazione Comunista ha fornito il proprio sostegno ad una lista capeggiata da un sacerdote premuroso di ricordare la sua vita da “prete di strada”.

Qualcuno-a sta provando a far ripartire un discorso ricominciando a immaginare un Municipio diverso, anche se è difficile “eleggere le lotte” quando esse sono assenti e l’astensionismo è il partito di maggioranza assoluta.

Intanto, per sabato 11 novembre, ad una settimana dal ballottaggio, è stato convocato da Laboratorio Civico X (la lista capeggiata dal prete De Donno) un corteo per le strade di Ostia con l’iniziale slogan di “Fermiamo la mafia – Stop ai clan”, in seguito modificato in “Fermiamo la violenza fascista e mafiosa”. Al corteo si è aggiunto poi il sostegno della stessa amministrazione comunale al grido di “Uniti per la legalità”, fornendo così un assist elettorale alla candidata grillina in corsa al ballottaggio.

Le periferie sono grandi, terribili e complicate. Ogni azione lanciata sulla sua complessità può svegliare echi inaspettati. Il celebre aforisma di Mao ha sempre la capacità di risollevare il morale: “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente”. Per il momento, il cielo del cervello ci impone solo il tempo delicato dell’analisi.

1L’analisi dei flussi elettorali nelle sezioni di Ostia Nuova conferma il trend di un travaso di voti dal Movimento Cinque Stelle a Casapound rispetto alle ultime elezioni comunali (dove però non si votò al Municipio X, allora commissariato per mafia). Ma Ostia Nuova non è il solo quartiere popolare e proletario in cui Casapound è andato bene: punte del 20% si sono toccate anche nel quartiere di San Giorgio (Acilia), dove Casapound ha chiuso la propria campagna elettorale. Viceversa, i camerati del terzo millennio sono andati molto bene anche in quartieri borghesi come Casal Palocco e Infernetto (dove Casapound ha portato avanti la lotta per la chiusura di un centro d’accoglienza per migranti).

Ciceruacchio