PIERO BEVILACQUA: LA TERRA È FINITA!

3 Posted by - 11 dicembre 2017 - RECENSIONI

Un breve saggio sulla storia della natura e delle sue manipolazioni da parte dell’uomo.

L’avanzare delle nostre civiltà coincide con un continuo e indiscriminato sfruttamento delle risorse del Pianeta: è grazie a un saccheggio e una manipolazione millenaria che l’umanità ha prosperato uscendo dalle caverne della preistoria per arrivare ai grattacieli odierni. Eppure di questo sfruttamento i libri di storia non parlano, è uno dei grandi rimossi storici su cui si fonda il pensiero economico che oggi domina l’esistente: la natura è stata considerata per millenni corpo inerte, materia prima, al limite paesaggio da ammirare. È nell’attualità che la Terra si pone drammaticamente come un attore vivo e primario, della storia come della vita: le catastrofi ambientali della società industriale, i cambiamenti climatici con le loro precipitazioni e i dispositivi di controllo della vita imposti da un inquinamento sempre più diffuso ci mettono oggi davanti all’evidenza che l’uomo non è più l’essere superiore. I deliri di onnipotenza, di progresso infinito, di dominio della natura crollano come castelli di carta davanti a questa nuova condizione: la Terra è un complesso sistema vivente e per tanto finito nella sua materialità, le ferite che le ha inflitto lo sviluppo umano rischiano di porre fine anche alla sua esistenza. A conti fatti il sogno del progresso si è rivelato un incubo.

Ecco la necessità, quindi, di una storia dell’ambiente che integri e completi quella dell’umanità: Bevilacqua avanza rapidamente dagli albori delle comunità umane alle prese col fuoco, attraversando l’epoca dell’agricoltura e dell’allevamento fino alla rivoluzione industriale, per giungere al contemporaneo turbo-capitalismo. In questo percorso mette in luce come l’esistenza stessa dell’uomo coincida, in certa misura, con una pressione sull’ambiente; ma è con l’avvento del capitale come motore sociale che si crea uno spartiacque: da un lato, una volontà cieca di dominio e sfruttamento sempre maggiori e, dall’altro, una potenza tecnica via via più implacabile hanno messo in atto forme di assoggettamento della natura senza precedenti per ampiezza e gravità. Il risultato di questo percorso storico è trovarsi oggi davanti ad un presente violentato da fenomeni di inquinamento, erosione e squilibrio sconosciuti nel passato e affrontare un futuro funestato dalla possibilità della catastrofe e dall’iniquità. La figura del profugo ambientale sfuggito ad un territorio non più vivibile, o del contadino proletarizzato ammassato nelle sterminate periferie delle megalopoli, o il monitoraggio continuo della qualità dell’aria delle città sono proiezioni vive di questo futuro non troppo lontano.

È evidente che questa sia ormai una consapevolezza diffusa a livello popolare quanto istituzionale, tanto da porsi come terreno di scontro della modernità: dai movimenti ambientalisti degli anni ’80 e ’90 si è passati a movimenti conflittuali; questi, più che porsi il problema di preservare l’ambiente, si pongono quello dell’abitabilità stessa del territorio davanti alla devastazione. Gli Stati nazionali, dal fondo del loro declino, sono costretti a interventi continui e sempre più incisivi per contenere l’impatto ambientale; il capitale si trova in una fase di guerra intestina tra le sue branche più distruttive e dissipative e quelle che invece spingono per una sua ristrutturazione più sostenibile, più green.

È questo il dato fondamentale che si può trarre da questo saggio: su questo crinale si gioca una delle partite più importanti e mistificate del nostro tempo. Sul campo di battaglia si contrappongono interessi e attori irriducibilmente antagonisti tra loro e la posta in gioco non sono più soltanto le condizioni di vita ma l’esistenza stessa della vita sulla Terra: una questione che chi decide di sfidare l’Impero difficilmente potrà eludere d’ora in poi.

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